Questo Blog nasce per dare una VERA GIUSTIZIA a tutte le vittime dei camici bianchi... al MIO AMATISSIMO GERARDO (clicca qui) ed a tutti i Nostri ANGELI...
Forse visti gli andazzi della "giustizia" italiana.. non potremmo mai dire GIUSTIZIA E' FATTA, e pertanto affinché non vi siano più altri Agnelli mandati al Macello.. memorizzate i nomi e riguardatevi il vostro unico Bene Prezioso = la VITA!!
a noi resta la Coscienza in Pace di aver avvisato
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lunedì 23 maggio 2011

COLPEVOLI, ma il reato si è prescritto!! : PASQUALE ALTOBELLI e VINCENZO D'OTTAVIO, OSPEDALE DI ORTONA, CHIETI

CHIETI. Il giorno dell'operazione era stato fissato ma l'intervento fu rinviato e eseguito due ore prima che la donna morisse. Il tribunale, dopo 16 anni di battaglie degli eredi, ha condannato il medico, la Asl e le assicurazioni a risarcire i danni.

La sentenza porta la firma del giudice Lucio Lucciotti, è del 5 maggio e stabilisce una somma risarcitoria di 650 mila euro chePasquale Altobelli dell'ospedale di Ortona, la Asl di Chieti e le assicurazioni della azienda sanitaria, Milano assicurazioni e Ina Assitalia, dovranno versare agli eredi della deceduta. Il 25 ottobre del 1995 al policlinico di Colle dell'Ara morì una donna di 65 anni.A.C finì all'ospedale di Ortona Bernabeo a causa di uno shock settico a una spalla. Aveva una raccolta purulenta che si era formata in seguito a un trauma, mentre stava sollevando un secchio d'acqua. La pensionata soffriva di artrite reumatoide ed era diabetica. Condizioni che imposero al dottor Campitelli, dopo una visita avvenuta il 23 ottobre, di fissare l'operazione il giorno dopo, intervento che però non venne eseguito. Le condizioni della anziana peggiorarono in poche ore. E A.C. entrò in coma.

Trasferita al policlinico, il reparto di rianimazione non riuscì a fermare il grave shock settico. A quel punto la pensionata venne operata e le venne aspirato il liquido purulento dalla spalla. Ma le sue condizioni vitali ormani erano irrimediabilmente compromesse fino a giungere alla morte. I familiari, convinti che dietro il decesso ci fosse la responsabilità dei medici, assistiti dagli avvocati Italo Colaneri e Cristina Di Renzo hanno deciso di fare un esposto in procura.
Giunti al processo di primo grado per omicidio colposo, i giudici teatini hanno rinosciuto la responsabilità di Altobelli e della struttura sanitaria, ritenendo il loro comportamento negligente sia nella fase diagnostica che in quella terapeutica. Contemporaneamente esclusero ogni connesione tra il comportamento del medico curante e la morte della paziente.
Ma il caso finì davanti ai giudici di secondo grado. La corte di appello, dopo una perizia medico legale, riconobbe la responsabilità di Altobelli e del medico curante Vincenzo D'Ottavio. Ma la sentenza arrivò nel 2005, dopo dieci anni dalla morte della donna, e i giudici, pur ritenendo che i medici fossero colpevoli, furono costretti a dichiarare il reato estinto per intervenuta prescrizione. Di conseguenza la corte si trovò anche nella impossibilità di pronunciarsi sulle richieste di parte civile. Gli eredi di A.C. però hanno avuto la tenacia di continuare la loro battaglia e tutta la documentazione fu portata all'attenzione del giudice civile.

Del 5 maggio la sentenza del tribunale di Chieti che ha sentenziato la responsabilità civile del medico Pasquale Altobelli, della Asl di Chieti e delle compagnie assicurative della azienda sanitaria locale: Milano assicurazioni e Ina Assitalia. Il risarcimento di 650 mila euro comprende sia il danno patrimoniale sia il non patrimoniale.

12/5/2011

mercoledì 5 gennaio 2011

CONDANNATO ANTONIO SANTODIROCCO,Ospedale Renzetti, Lanciano

LANCIANO. Sbagliò la lettura di un esame diagnostico a una paziente operata poi di tumore: ieri, l'ex primario del reparto di Radiologia dell'ospedale Renzetti, Antonio Santodirocco, è stato condannato dal tribunale di Lanciano per il reato di lesioni personali colpose alla multa di 200 euro.

La vicenda risale al 2006, quando una donna effettuò una mammografia nel reparto dell'ospedale frentano. Il referto, firmato da Santodirocco, non rilevò nulla di sospetto o di preoccupante per la paziente, che venne invitata a ripetere il controllo dopo un anno.

Nel 2007, dopo 15 mesi, il nuovo esame evidenziò la presenza di un nodulo al seno, al quale seguì la diagnosi di una neoplasia mammaria. La donna fu sottoposta ad intervento chirurgico e a chemioterapia e radioterapia che, forse, si sarebbero potuti evitare o limitare se la diagnosi fosse stata fatta l'anno precedente.

E' stata questa la tesi sostenuta ieri, nella fase finale del processo, dalla pubblica accusa, il pubblico ministero Gina Petaccia, e da Fernando Iovino, legale della parte civile, la paziente e suo marito, che hanno chiesto il risarcimento alla Asl di Lanciano-Vasto e all'assicurazione, l'Insurance Ltd, responsabili civili nel procedimento, rappresentati dall'avvocato Giuseppe Galgano.

Il pubblico ministero ha fatto riferimento alla testimonianza, durante la fase istruttoria, del consulente Ivan Melasecca, medico legale, secondo il quale le lastre della mammografia erano sovraesposte e pertanto andavano ripetute.

Quindi il tumore poteva essere rilevato anche quattro anni fa, secondo l'accusa che per l'ex primario ha chiesto la condanna a un mese di reclusione.

Per l'avvocato Iovino, la sua assistita è stata vittima di un ritardo diagnostico di 14 mesi, che ha avuto come conseguenze l'avanzamento del tumore e il ricorso a terapie più invasive.

La difesa di Santodirocco, gli avvocati Vincenzo Santella del foro di Lanciano e Giuliano Milia del foro di Pescara, ha invece sostenuto che non era possibile dimostrare la responsabilità del medico, poiché il tumore potrebbe essere comparso anche dopo la mammografia incriminata.

Gli avvocati del radiologo hanno chiesto la sua assoluzione, come anche il legale di Asl e assicurazione.

Il giudice, Francesco Marino, ha giudicato Santodirocco colpevole, condannandolo alla multa di 200 euro (l'articolo 590 del codice penale prevede la reclusione fino a tre mesi o la multa fino a 300 euro). Una condanna che inchioda Asl e assicurazione al risarcimento alla paziente dei danni per la diagnosi mancata.

martedì 27 luglio 2010

CONDANNATO CARLO CERICOLA ,FISIATRA, 5 ANNI


LANCIANO. Assolto per un episodio e condannato a cinque anni di reclusione per un altro: è quanto ha deciso il tribunale di Lanciano per Carlo Cericola, 58 anni, il fisiatra di Paglieta, giudicato colpevole di violenza sessuale. Solo uno degli episodi contestati all'imputato, tuttavia, gli è valsa la condanna. Per l'altro i giudici hanno assolto il medico, anche se non con formula piena come chiesto dalla difesa.

Si è concluso così ieri, in serata, il processo all'ortopedico Carlo Cericola, iniziato nell'ottobre del 2008. Due anni prima il medico era stato arrestato dai carabinieri di Atessa in seguito alla denuncia di una paziente, D.M., 50 anni, di Lanciano, che accusava Cericola, esperto in terapie della riabilitazione e titolare della clinica Villa Romina a Paglieta gestita con la moglie, di avere abusato di lei durante una visita in clinica. Nel corso dell'inchiesta un'altra paziente, una giovane di San Salvo, ha accusato il medico dello stesso reato.

Ieri il dibattimento, rigorosamente a porte chiuse, è durato oltre quattro ore. Dopo aver ripercorso le tappe dell'inchiesta e le fasi processuali, il pubblico ministero Rosaria Vecchi ha chiesto per Cericola la condanna a nove anni di reclusione, quasi il massimo della pena, per entrambi gli episodi di abuso sessuale, contestando all'imputato la reiterazione del reato.

Gli avvocati delle parti civili - Marco Di Domenico per la vittima di Lanciano, e Nicola Artese del foro di Vasto per quella di San Salvo, e gli avvocati Consuelo Di Martino, Massimo Biscardi e Antonio Codagnone, in rappresentanza rispettivamente del marito e dei due figli della vittima di Lanciano - hanno chiesto la condanna del fisiatra e il risarcimento dei danni. Lunga è stata anche la difesa dell'imputato, affidata agli avvocati Giacinto Ceroli e Giovanni Cerella, i quali per il loro assistito hanno chiesto l'assoluzione con formula piena.

Quasi due ore è durata la camera di consiglio, al termine della quale Flavia Grilli, presidente di un collegio giudicante tutto al femminile (a latere Francesca Del Villano Aceto e Paola De Nisco), ha letto la sentenza. I giudici non hanno ritenuto sufficienti le prove per condannare il medico per la violenza sulla donna di Lanciano, mentre lo hanno condannato a cinque anni di carcere e a tre anni di interdizione dall'esercizio della professione medica, più il risarcimento del danno, per l'abuso sulla giovane di San Salvo. Gli avvocati della prima vittima hanno annunciato che presenteranno ricorso in appello.