Questo Blog nasce per dare una VERA GIUSTIZIA a tutte le vittime dei camici bianchi... al MIO AMATISSIMO GERARDO (clicca qui) ed a tutti i Nostri ANGELI...
Forse visti gli andazzi della "giustizia" italiana.. non potremmo mai dire GIUSTIZIA E' FATTA, e pertanto affinché non vi siano più altri Agnelli mandati al Macello.. memorizzate i nomi e riguardatevi il vostro unico Bene Prezioso = la VITA!!
a noi resta la Coscienza in Pace di aver avvisato
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giovedì 28 febbraio 2013

INDAGATI 9 SANITARI DELL'OSPEDALE SANTA MARIA DELLA SPERANZA


In ospedale per una settimana senza partorire, il bambino muore

Mercoledì, 27 febbraio 2013 - 11:25:00

ospedale
Era rimasta in ospedale troppo a lungo senza poter partorire. Il suo bambino è morto, soffocato dal cordone ombelicale. La donna di 33 anni doveva partorire nel pomeriggio di sabato quando ha scoperto di essere incinta di un feto morto. La donna era ricoverata da una settimana all'ospedale di Battipaglia e in famiglia c'era grande attesa per la nascita del bambino. La scoperta è avvenuta dopo una semplice ecografia di routine. Il marito ha subito denunciato l'accaduto e la procura ha aperto un'inchiesta sequestrando la cartella clinica.

Sono nove ora gli indagati fra medici e infermieri iscritti nel registro degli indagati della procura di Salerno. Si tratta dei sanitari che hanno assistito la donna nei sei giorni di ricovero all'ospedale Santa Maria delle Sperenza . Tra  questi anche il responsabile dell'unità di ginecologia. Il pm consegnerà l'incarico per effettuare l'esame autoptico sul corpo del piccolo per capire quali sono state le cause del decesso.
Il reato ipotizzato dagli inquirenti è quello di interruzione colposa di gravidanza, forse innescata dal soffocamento del feto causato dal cordone ombelicale rinvenuto attorcigliato al collo. Le indagini intendono chiarirse se la morte del bimbo mai nato sia attribuibile a negligenza medica e se il neonato poteva essere salvato tramite un intervento quando la gestante è arrivata in ospedale. I medici avrebbero atteso per evitare un parto cesareo in favore di quello naturale.

lunedì 20 agosto 2012

INDAGATI : RONSINI SALVATORE , FILPI VINCENZO , DEL DUCA MICHELE , DI FILIPPO MARIA ANTONIETTA, TABANO GAETANO, San Luca, Vallo della Lucania

È in pensione ma opera all’ospedale

Vallo della Lucania, indagati il medico e altri 4 colleghi del “San Luca”. L’inchiesta partita dalla denuncia di una paziente


VALLO DELLA LUCANIA. Medico in pensione continuava ad operare in sala parto con il benestare del primario e dei medici di turno. Cinque medici nei guai nel reparto di ginecologia dell’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania.

Il pm del tribunale di Vallo della Lucania ha emesso cinque avvisi di conclusione indagini: gli avvisi sono stati notificati al primario del reparto di ginecologia Salvatore Ronsini, residente a Vallo della Lucania, e ai medici Vincenzo Filpi (in pensione dal primo settembre 2009), Michele Del Duca (medico chirurgo ma attualmente anche vicesindaco con delega alla Sanità presso il Comune di Camerota), Maria Antonietta Di Filippo di Capaccio e Gaetano Tabano di Roccadaspide.

Tutti sono accusati di usurpazione di funzioni pubbliche (art. 347 c.p.) in concorso di reato (art. 110 c.p.).

I fatti risalgono al 2010 quando una donna di Pisciotta presentò una denuncia all’autorità giudiziaria che ha dato il via all’inchiesta all’interno dell’ospedale di Vallo della Lucania. Le indagini, lunghe e meticolose, sono state coordinate dal procuratore capo di Vallo della Lucania Giancarlo Grippo e hanno visto impegnati, in prima linea, i carabinieri dei Nas di Salerno, del nucleo operativo di Vallo della Lucania e della sezione di polizia giudiziaria del tribunale vallese.

In pratica dalle indagini dei militari sarebbe emerso che il dottore Vincenzo Filpi, nonostante fosse già in pensione, continuava ad esercitare la propria professione all’interno del reparto portando a termine numerosi parti, alcuni anche piuttosto complicati.

Il tutto, secondo l’accusa, con il benestare del primario Ronsini e dei vari medici di turno che consentivano al professionista pensionato di accedere in sala operatoria e di operare al loro posto.

I carabinieri, nei mesi precedenti, hanno interrogato diverse donne e tutte avrebbero confermato la presenza del dottor Filpi all’interno della sala parto.

Ma le indagini delle forze dell’ordine sono tuttora in corso per verificare il perché quest’ultimo continuava a svolgere attività medica all’interno della struttura pubblica sostituendo nel lavoro i suoi colleghi più “giovani”. Ulteriori dettagli potrebbero emergere in sede dibattimentale.

Per il momento la notizia dell’inchiesta ha fatto velocemente il giro del comprensorio dove i cinque medici sono molto conosciuti.

FONTE

giovedì 19 agosto 2010

200 PIANTE DI MARIJUANA IN GIARDINO, ARRESTATO INFERMIERE DONATO FIORILLO

DROGA: 200 PIANTE DI MARIJUANA IN GIARDINO, ARRESTATO INFERMIERE

12:00 17 AGO 2010

(AGI) - Caserta, 17 ago. - I Carabinieri del Nucleo operativo di Piedimonte Matese, nel Casertano, questa mattina in localita' San Potito Sannitico, hanno scoperto una piantagione di marijuana con oltre 200 piante dell'altezza di circa 2 metri. La piantagione era nascosta nei pressi di una villetta di un insospettabile infermiere di una clinica privata che aveva allestito la coltivazione illegale. E' finito cosi' in manette Donato Fiorillo, 38enne del luogo. L'uomo e' stato trasferito presso la Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere con l'accusa di produzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Il peso complessivo della droga sequestrata e' di 80 chilogrammi circa che immessi sul mercato locale dello spaccio avrebbero fruttato ai pusher della zona decine di migliaia di euro. L'attivita' investigativa dei Carabinieri ora prosegue per scoprire a chi fosse destinata l'ingente quantita' di marijuana coltivata dall'infermiere.
(AGI) Cli/Msc

domenica 1 agosto 2010

PROCESSATI 18 SANITARI PER LA MORTE DI MASTROGIOVANNI, OBBLIGATO AD UN TSO VIDEO SHOCK


Al via il processo, diversi i movimenti che chiedono "Verità e giustizia per Franco"

E' cominciato ieri mattina, intorno alle 10 e 15, il processo che vede alla sbarra i 18 sanitari - 6 medici e 12 infermieri - coinvolti nella vicenda della morte di Francesco Mastrogiovanni, il maestro di Castelnuovo Cilento che ha perso la vita lo scorso 4 agosto nel reparto di psichiatria dell'ospedale "San Luca" di Vallo della Lucania, dopo 82 ore di contenzione, senza essere alimentato, assistito nè mai slegato. Il procedimento di primo grado si è aperto in un aula - affollata ma non troppo - del Tribunale di Vallo della Lucania; in questa fase iniziale, sono state affrontate le questioni preliminari in relazione alla costituzione delle parti.
Diverse associazioni, oltre ad alcuni familiari di Mastrogiovanni, hanno avanzato richiesta per costituirsi parte civile; tra queste: l'associazione Telefono Viola, impegnata da anni nel campo degli abusi su malati psichiatrici, e l'Unasam, la sigla che accorpa le associazioni impegnate nella salvaguardia della salute mentale. Come annunciato qualche settimana fa, anche l'Asl di Salerno ha presentato richiesta per entrare nel procedimento come parte civile. I capi d'imputazione che gravano sui sanitari rinviati a giudizio immediato sono sequestro di persona, falso ideologico e morte come conseguenza di altro delitto.

In aula, durante questa prima udienza, oltre a diversi familiari e amici di Francesco Mastrogiovanni, c'erano diverse persone appartenenti ai centri sociali e ai vari movimenti - come il Centro relazioni umane di Bologna - che in questi mesi si sono posti al fianco del Comitato "Verità e giustizia per Franco", nell'opera di amplificazione di quel grido civile scaturito dalla proiezione, più volte e in diverse sedi proposta, del video-verità che racconta il calvario subito dal "maestro più alto del mondo" (vedi qui). In un ambiente reso soffocante dal caldo e dalla tensione accumulata nei mesi scorsi, gli imputati presenti sono risultati in numero minore rispetto a coloro che stamattina non c'erano: si è visto qualcuno degli infermieri, nessuno dei medici. Presente invece in aula Giuseppe Mancoletti, l'uomo che ha condiviso con Mastrogiovanni la stanza- prigione del reparto di Psichiatria, nei terribili giorni di inizio agosto del 2009; l'uomo che i giudici, in una delle ordinanze sin'ora emanate, avevano descritto allorchè era stato costretto ad un gesto acrobatico per riuscire a bere un po' d'acqua, essendo stato anche lui legato ad un letto.

L'udienza è terminata prima di mezzogiorno con il rinvio alla prossima tappa di questo atteso processo di primo grado, fissata per il prossimo 30 novembre. Con ogni probabilità anche in quella occasione non si entrerà ancora nel vivo del dibattimento, visto che il giudice ha specificato che l'udienza sarà dedicata alla definitiva costituzione delle parti e alla valutazione degli elementi che faranno parte del processo come prove.

altri articoli correlati

Mastrogiovanni: Oggi inizia il processo, sit-in alle 9.30 davanti al Tribunale

Oggi, comincerà il processo nei confronti dei 18 sanitari - 6 medici e 12 infermieri - coinvolti nella vicenda della morte di Francesco Mastrogiovanni, il maestro di Castelnuovo Cilento che ha perso la vita lo scorso 4 agosto nel reparto di psichiatria dell'ospedale "San Luca" di Vallo della Lucania, dopo 82 ore di contenzione, senza essere alimentato, assistito nè mai slegato. Il procedimento di primo grado avrà luogo al Tribunale di Vallo della Lucania; la prima udienza è fissata per le 9e30.

I capi d'imputazione che gravano sui sanitari rinviati a giudizio immediato sono sequestro di persona, falso ideologico e morte come conseguenza di altro delitto.


Il comitato "Verità e giustizia per Francesco Mastrogiovanni", dopo l'importante e pieno di spunti incontro di venerdì
vedi qui - durante il quale è stato mostrato un lungo montaggio delle sequenze-video del calvario di Mastrogiovanni - ha organizzato un sit-in all'ingresso del palazzo di giustizia, che si svolgerà in concomitanza con l'inizio del processo.

Le tappe di avvicinamento a questa prima udienza del 28 giugno sono state diverse e significative. Tra queste, nelle scorse settimane si è fatta strada la concreta possibilità che l'Asl si costituisca parte civile al processo contro i medici e gli infermieri. Stamane l'addetto stampa dell'azienda sanitaria ha confermato la notizia, riferendo che la tutela legale dell'Asl è stata affidata all'avvocato Bartolo De Vita.

Inoltre, un paio di settimane fa, era arrivata la notizia che la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal pubblico ministero Francesco Rotondo contro la decisione del Tribunale del riesame di Salerno che lo scorso febbraio aveva stabilito il reintegro alla professione dei sanitari del reparto di Psichiatria del San Luca di Vallo della Lucania. Pare che la decisione, per ora, sia limitata al solo personale infermieristico; sui medici la Cassazione dovrebbe ancora pronunciarsi.

FONTE


sabato 31 luglio 2010

ARRESTATO PSICHIATRA D'ANTONIO GIOVANNI ,VIOLENZE SESSUALI, NOCERA


PSICHIATRA ARRESTATO: ABUSAVA DELLE SUE PAZIENTI
SALERNO, 24 GENNAIO - Uno psichiatra,
Giovanni D' Antonio, in servizio all'ospedale civile «Umberto I» di Nocera Inferiore, è stato arrestato dai carabinieri con l'accusa di aver abusato sessualmente di alcune sue pazienti, molte delle quali con handicap mentali.
Dalle indagini, delegate dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore ai carabinieri e condotte con l'ausilio del Raggruppamento investigazioni scientifiche di Roma, sarebbero emerse prove a carico del medico che, in più occasioni, avrebbe abusato sessualmente delle pazienti avvalendosi delle sue metodologie teraupetiche, tra le quali la pranoterapia, grazie alle quali forzava la volontà delle donne. Secondo gli investigatori, gli abusi sessuali del psichiatra duravano dal 1994 ed avevano luogo sia in ospedale sia nel suo studio privato.

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Nocera: psichiatra in cella, violentò due
pazienti depresse con «terapia freudiana»

SALERNO (10 luglio) - È stato arrestato un medico psichiatra che avrebbe abusato di due donne tra il gennaio del 1999 e il 2000 nell'agro sarnese nocerino e condannato a dodici anni di reclusione dalla Corte d'appello del tribunale di Salerno per violenza sessuale aggravata. Il provvedimento è stato eseguito stamani dai carabinieri della compagnia di Nocera inferiore. Il medico avrebbe approfittato, nel pieno esercizio delle sue funzioni, di due pazienti (all'epoca trentenni), colpite da depressione per gravi lutti subiti in famiglia, durante quelle che lui definiva terapie freudiane (finalizzate a suo dire di far cessare lo stato patologico in cui si definiva un Dio), nel corso delle quali aveva un rapporto sessuale completo con le vittime. L'uomo avrebbe abusato più volte delle donne. Gli abusi emersero nel 2004, quando alla stazione dei carabinieri di Nocera Inferiore pervenne un esposto. Le successive indagini consentirono ai militari di individuare tra le clienti del medico le due vittime. La sua mancata collaborazione e la rilevante pena, ancora non passata in giudicato, hanno reso necessario l'ordinanza cautelare. L'arrestato è stato rinchiuso nella casa circondariale di Salerno


venerdì 23 luglio 2010

MEGA TRUFFA : SANITARI-COMUNALI.AVVOCATI-POLIZIOTTI ,TUTTI IN COOPERAZIONE





GLI OPERATORI SANITARI COINVOLTI:


IN CARCERE:

SAVERIO GALEOTALANZA, 51 ENNE, TUFINO
ANIELLO MALINCONICO 39 ENNE, PALMA CAMPANIA
ALESSANDRO FERRANTE, 42 ANNI, PALMA CAMPANIA
CIRO FRANCESCO IZZO, 55 ANNI, POGGIOMARINO

AGLI ARRESTI DOMICILIARI :

GAETANO D’AMELIO, 45 ANNI, AVELLINO
OLIVIERI D’AMELIO, 43 ANNI, AVELLINO
ROBERTO PIRONE, 61 ANNI, AVELLINO

SOTTOPOSTI ALL’OBBLIGO DI PRESENTAZIONE ALLA P.G.:

DOMENICO CASTALDO, 56 ANNI,
OTTAVIANO MASSIMILIANO FONTANA, 56 ANNI, AVELLINO
CARLO DE LUCA 39 ANNI, TUFINO

medici indagati, Ciro Izzo, in servizio presso un pronto soccorso, Roberto Pirone, Gaetano ed Oliviero D’Amelio.


Truffa assicurativa, l'inchiesta
NOLA - Il re dei pezzotti Le indagini della Compagnia dei carabinieri di Nola, diretta dal capitano Andrea Massari, hanno consentito di ricostruire le attività di quella che è stata definita una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alle truffe assicurative, e localizzata nell’area nolana. Lo spunto del’inchiesta, risalente al 2008, parte dalle indagini dei militari di Schiava di Tufino, partite dalla denuncia di un falso sinistro. Le seguenti verifiche svelano l’esistenza nel circondario di Nola di una organizzazione che inventa sinistri per ottenere risarcimenti. Gli investigatori partono dalla figura dell’impiegato comunale Saverio Galeotalanza, che con la convivente gestisce una agenzia assicurativa a Tufino. Galeotalanza, scrivono i magistrati, era “conosciuto” nella zona come persona capace di ottenere risarcimenti per falsi incidenti automobilistici. Galeotalanza è una delle menti di una organizzazione fondata sulle competenze di professionisti (gli avvocati Malinconico e Ferrante ed i medici Izzo, i fratelli D’Amelio, Pirone), e sulla conoscenza di titolari di agenzie assicurative. Dopo la scoperta del primo falso sinistro, si procede agli interrogatori delle persone consapevolmente o meno coinvolti nelle truffe ed alle intercettazioni ambientali presso lo studio degli avvocati Malinconico e Ferrante, presso il quale si procede anche al sequestro di 30 pratiche poi risultate tutte basate su falsi incidenti. Dai referti ai cid, tutta la documentazione è fasulla.

Vittime prezzolate, il modus operandi Le modalità delle frodi erano disparate. In alcuni casi era Saverio Galeotalanza a sollecitare soggetti che lui sapeva essere indigenti o con impellenti esigenze economiche, a consegnargli comunicazioni sottoscritte con cui denunciavano di avere subito incidenti stradali (i cosiddetti Cid); oppure gli rilasciavano fogli in bianco, sotto cui apponevano solo la loro firma. In cambio dava “modeste somme di denaro”, poi seguivano gli accordi sulle testimonianze da fornire in sede assicurativa o processuale. Il prezzo per un finto incidente, dicono i magistrati, poteva arrivare sulle 800 euro. Il resto, cioè il risarcimento, andava in tasca ai membri dell’organizzazione. In altri casi erano persone spinte dal miraggio di un guadagno facile a prendere contatto con Saverio Galeotalanza, o con lo studio dell’avvocato Malinconico e Ferrante. Le indagini hanno infatti dimostrato il legame esistente tra i due avvocati e Galeotalanza. Dalle dichiarazioni emerse è venuto fuori che i soggetti poi inseriti nelle false pratiche spesso avevano venduto per una somma modesta la loro disponibilità a diventare “vittime” di fantomatici sinistri; una volta recatisi presso lo studio dell’avvocato, venivano invitati a firmare uno o più fogli e la modulistica fornita dai legali, secondo le indicazioni dei professionisti. Il procuratore Mancuso ha parlato di “ammortizzatori sociali”, chiaramente usando un paradosso. Chi aveva problemi economici sapeva di poter eventualmente ricavare un piccolo guadagno prestandosi alla truffa. Ma non mancano inconsapevoli protagonisti. Persone, come il cantante Luca Napolitano, che subiscono furti dei dati assicurativi (attraverso escamotage diversi), oppure che firmano fogli in bianco, credendo di firmare documenti relativi a precedenti pratiche, ed invece piombano nel girone dei pezzotti, loro malgrado.

Certificati medici a 20 euro La complicità e la compiacenza di alcuni medici è necessaria affinché il giro di truffe prenda piede e si trasformi nell’oleato sistema di Galeotalanza e gli altri dell’organizzazione. Professionisti che si sarebbero prestati a stilare certificati attestanti lesioni inesistenti, che facevano risultare conseguenza di incidenti stradali. Tra i medici indagati, Ciro Izzo, in servizio presso un pronto soccorso, Roberto Pirone, Gaetano ed Oliviero D’Amelio. Questi medici, scrivono gli inquirenti nell’ordinanza, venivano contattati dai soggetti per i quali venivano poi istruite le pratiche per i falsi incidenti, a loro volta indirizzati dagli avvocati Malinconico e Ferrante, o dallo stesso Galeotalanza. Nella maggioranza dei casi, si limitavano a fornire i referti senza visitare i pazienti, seguendo le precise indicazioni sulla tipologia di danno da indicare, fornite dai legali. La documentazione, naturalmente, è redatta dai medici in cambio di un compenso, che variava a seconda delle esigenze del momento e del tipo di sinistro. Izzo redige i referti del pronto soccorso, gli altri medici i certificati successivi. I medici si offrono di attestare false lesioni, falsi referti ortopedici “dando notevole contributo casuale alla costruzione dei falsi sinistri”. Tra i medici e gli studi legali vi sono due indagati, che si occupano di raccogliere, per conto degli avvocati, la documentazione medica. I due pagavano, ed ottenevano i certificati. Che potevano essere redatti ex novo oppure essere riferiti a lesioni esistenti, ma di altri pazienti, che non avevano nulla a che fare con la truffa. Il prezzario era piuttosto “modesto”: dai 20 ai 30 euro per un certificato.

L’alleanza per la truffa L’inchiesta seguita dal Pm Prisco della Procura di Nola, partita due anni fa e svoltasi con l’aiuto di intercettazioni ambientali e telefoniche (in parte, ma gli indagati cambiavano scheda spesso), ha consentito di contestare ai sottoposti a misura il reato di associazione a delinquere. Secondo i magistrati si trattava di una organizzazione vera e propria, in cui ognuno aveva il suo ruolo. Il perno è Saverio Galeotalanza, che opera, scrivono i magistrati, “tra le righe” dello studio legale. L’avvocato Malinconico e Galeotalanza sono quelli più attivi nel procurarsi gli attori dei falsi incidenti. Galeotalanza è figura centrale anche perché gestisce con la convivente una agenzia assicurativa, che, nonostante non sia avvocato, nella pratica, affermano i testimoni, è colui che interferisce in prima persona begli affari dello studio legale nolano. Galeotalanza è l’anello di congiunzione tra le parti ed i difensori, affermano gli inquirenti. Difensori che si limitano a prendere atto dei sinistri, senza spesso sentire o contattare le parti, che pure firmano i loro mandati. I due avvocati, insieme ad altre figure che orbitano nello studio legale di via Verdi a Nola, stringono un patto con Galeotalanza per pianificare i falsi sinistri.

L’inchiesta continua Il “giro” era questo, dunque. Consapevolmente o inconsapevolmente un soggetto chiedeva i danni all’assicurazione per un falso sinistro. La mente era Galeotalanza, la parte legale era seguita dallo studio Malinconico Ferrante. Due persone dell’ambiente parasanitario si occupavano poi, su richiesta degli avvocati o dell’impiegato comunale, di reperire i referti di pronto soccorso dal dottor Izzo, e la restante documentazione dagli altri medici. Medici che non hanno mai visitato i pazienti, ed hanno spesso stilato certificati per la stessa persona, relativi a sinistri capitati contemporaneamente. Dopodiché, aperto il sinistro dall’assicurazione, si aspetta l’eventuale risarcimento diretto o l’instaurarsi del giudizio dinanzi il giudice di pace o il tribunale (a seconda dell’entità del danno dichiarato). Le compagnie assicurative coinvolte, spiegano gli inquirenti, sono del tutto estranee ed hanno collaborato e sporto querela. Un filone di indagine, ma su questo aspetto bisogna usare la maggiore cautela possibile, potrebbe riguardare giudici compiacenti, se non complici. L’inchiesta, di certo, come ha spiegato il procuratore Mancuso, non si ferma qui.

Prezzi e guadagni I certificati valgono ai medici 20 o 30 euro. Il prezziario lo denuncia il dottor Pirone, il



primo reo confesso, durante uno degli interrogatori. Prestarsi a fingere di essere stato vittima di un sinistro può valere fino ad 800 euro. Le richieste di risarcimento arrivano a 30mila euro. Il metodo utilizzato dagli indagati per far lievitare le richieste di danni è semplice: in un sinistro denunciato vengono “aggiunti” per esempio altri feriti. Gli incidenti vengono inventati di sana pianta, con dinamiche che spesso hanno dell’assurdo. La presunzione di impunità è tale che gli indagati non esitano a dichiarare incidenti avvenuti alla stessa persona, più volte in luoghi diversi. In sede di interrogatorio molte delle presunte vittime cadranno proprio sui particolari delle dinamiche, dimostrando che quegli incidenti altro non sono che falsi. Del resto le presunte vittime non sanno proprio nulla dei sinistri, visti che di solito venivano istruiti dagli stessi avvocati, come dimostrano le intercettazioni ambientali. Le microcamere nello studio di via Verdi mostrano agli investigatori i legali che spiegano ai testi prezzolati cosa dire, per esempio dinanzi al giudice. Una fuga di notizie ha poi fatto in modo che sapessero di essere controllati, e cambiassero “registro”. Cosa che non ha impedito ai carabinieri di collezionare una miriade di elementi a loro carico, ed a carico degli altri indagati, in tutto 86 a vario titolo.
di Bianca Bianco 16/07/2010
Anno III Numero 196

http://www.ilnolano.it/index.php?page=0&news=11484

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REA NOLANA, SGOMINATA ORGANIZZAZIONE DEDITA ALLE TRUFFE ASSICURATIVE
Categoria: CronacaData: 15/07/2010
Finiti in manette Saverio Galeotalanza, dipendente comunale di Tufino, due avvocati e un medico. Arresti domiciliari per tre medici avellinesi e obbligo di firma, tra gli altri, per Carlo De Luca, poliziotto, già vice sindaco di Tufino.

Associazione per delinquere finalizzata alla truffa, fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona (le cosiddette truffe assicurative, ndr), concorso in falsità ideologica commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici e falsità in scrittura privata.

Questi i reati contestati ad “una vera e propria organizzazione”, così è stata definita dal giudice per le indagini preliminari Aldo Polizzi, che ha portato stamane all’esecuzione di nove misure cautelari. Sono finiti in carcere Saverio Galeotalanza, 51enne impiegato del comune di Tufino, gli avvocati Aniello Malinconico e Alessandro Ferrante, 39 e 42 anni, di Palma Campania ma con studio legale a Nola, e Ciro Francesco Izzo, medico 55enne di Poggiomarino.

Agli arresti domiciliari tre medici avellinesi, di cui un radiologo. Si tratta dei fratelli Gaetano e Olivieri D’Amelio, 45 e 43 anni, e Roberto Pirone, 62 anni. Sottoposti all’obbligo di presentazione alla P.G., Domenico Castaldo, medico ottavianese di 56 anni, Massimiliano Fontana, radiologo avellinese di 56 anni e Carlo De Luca, 39enne assistente capo della Polizia di Stato in servizio presso il Commissariato di Nola e vice sindaco, già dimissionario, presso il comune di Tufino, la cui misura verrà eseguita in queste ore dal Commissariato P.S. di Nola.

Promotori dell’organizzazione sono per lo più professionisti che, attraverso la partecipazione e la grande dinamicità di Saverio Galeotalanza, in qualche maniera coinvolto nell’agenzia assicurativa intestata alla moglie, riusciva a costruire falsi sinistri con certificati medici fasulli, acquistati anche per pochi euro da medici compiacenti. L’indagine, condotta dai militari della Compagnia dei Carabinieri di Nola, diretta dal capitano Andrea Massari, e coordinata dalla Procura della Repubblica nolana, guidata dal dott. Paolo Mancuso, ha inizio nel dicembre 2008, a seguito dell’accertamento della falsità di un sinistro stradale avvenuto in località Schiava di Tufino, simulato per ottenere indebitamente il risarcimento danni dalla compagnia assicurativa.

Le successive approfondite indagini, condotte tra l’altro anche mediante intercettazioni ambientali, con l’uso di microcamere, presso lo studio legale Malinconico-Ferrante, hanno consentito l’acquisizione della prova dell’esistenza di una associazione per delinquere, operante nell’Area Nolana, finalizzata alle truffe in danno delle assicurazioni e della quale facevano parte 15 soggetti, di cui 5 indagati senza applicazione di misure cautelari, tra i quali avvocati e medici compiacenti, i quali, anche grazie a falsi testimoni, hanno denunciato circa 120 falsi sinistri stradali, ottenendone indebitamente il risarcimento danni. Ravvisate responsabilità penali sul conto di complessive 86 persone, a vario titolo coinvolte.

Il giro stimato della truffa ammonta a circa un milione di euro, tra risarcimenti, parcelle, ecc, ed allo stato vi sono ancora accertamenti su ulteriori pratiche sequestrate presso lo studio degli avvocati. L’indagine, infatti, si è basata per ora sull’analisi di un campione di 30 sinistri ricostruiti, tutti risultati fasulli. Come documentato dalle indagini, i membri dell’associazione si prodigavano per istruire i denuncianti dei falsi sinistri ed i falsi testimoni sulla condotta da tenere in tutte le fasi della truffa. Centrale operativa dell’organizzazione era lo studio legale Malinconico-Ferrante, dove venivano reclutati i clienti, formati atti falsi, esercitate le azioni civili. Le somme indebitamente percepite venivano poi ripartite tra i promotori dell’associazione, che addirittura “compravano” il sinistro pagando preventivamente soggetti in difficoltà economiche, i soggetti che si prestavano ad affermare falsamente di aver subito il sinistro stradale ed i falsi testimoni. Alcuni medici compiacenti operavano in strutture pubbliche dislocate tra il Nolano e l’Avellinese, tuttavia i certificati non erano emessi da studi avellinesi, ma nolani.

Esami diagnostici falsati, mai eseguiti sui soggetti che denunciavano i sinistri e le lesioni, tac e radiografie di ignari cittadini che venivano usate per istruire la pratica di risarcimento danni. Quasi tutti gli incidenti sono avvenuti nel Nolano, qualcuno ad Avella. Risulterebbero anche casi di “doppi” incidenti, ovvero sinistri avvenuti nello stesso giorno e alla stessa ora ma in luoghi diversi e che hanno coinvolto la stessa persona. Un certificato medico falso poteva costare anche solo 20 euro, un sinistro serio si poteva “vendere” anche per 800. Persone che avevano bisogno di soldi e che sapevano di questa attività si rivolgevano all’organizzazione (definita in gergo dagli inquirenti un “ammortizzatore sociale”, ndr) offrendo la loro disponibilità ad inscenare un falso sinistro. Altre volte l’associazione si appoggiava all’agenzia assicurativa “gestita” dal Galeotalanza per usare fraudolentemente i dati dei clienti per richieste di risarcimento false.

Le persone, ignare, hanno sporto denuncia. Le compagnie assicurative oggetto delle richieste di risarcimento false non risultano coinvolte nell’organizzazione, anzi, appena appurata la reale consistenza della truffa in loro danno, hanno fornito alle autorità competenti la massima collaborazione. La posizione di Carlo De Luca appare meno compromessa di Saverio Galeotalanza, anche perché l’ex vice sindaco di Tufino è stato semplicemente protagonista di alcune richieste di risarcimento danni, non componente dell’organizzazione – non interno, quindi – ma, secondo gli inquirenti, autore consapevole di alcune richieste fasulle.
(Fonte foto: Ufficio Stampa)

Arrestati ginecologi: Achille Della Ragione (61 anni); Luigi Langella (57 anni),rep. di ostetricia S.Paolo NA. Aborti e Violenze


(foto ACHILLE DELLA RAGIONE)

ABORTI CLANDESTINI, SCARCERATO ACHILLE DELLA RAGIONE

Annullata senza rinvio dal Riesame l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti del dottor Achille Della Ragione, ginecologo coinvolto in una inchiesta della procura su presunti aborti illegali a Napoli. La sezione del Tribunale del Riesame presieduta da Nicola Quatrano ha accolto la richiesta dell'avvocato Ivan Montone, difensore di Della Ragione.
Il ginecologo ha annunciato che sulla "sua terribile esperienza nel penitenziario napoletano in tempi brevissimi, conta di pubblicare un libro Le tribolazioni di un innocente, scritto in cella. Resta ancora in carcere invece Luigi Langella, responsabile del servizio di interruzione volontaria di gravidanza del "San Paolo" di Napoli. L'ordinanza nei suoi confronti, impugnata dai legali, è stata confermata dal Riesame per la sola accusa di violenza sessuale ai danni di una paziente, e non per l'imputazione di associazione finalizzata agli aborti clandestini. E' stata annullata invece dal Tribunale della Libertà la misura cautelare per Maria Cristina Pollio, segretaria di Langella. Insomma, l'inchiesta, con l'intervento del Riesame, è in parte stata smontata.

http://paolochiarielloblog.blogspot.com/2008_06_10_archive.html


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Aborti illegali: fermati ginecologi e anestesisti

Quattro fermi a Napoli: due ginecologi, con l’aiuto di un anestesista e una segretaria, hanno praticato diverse interruzioni di gravidanza fuori dall'ospedale. Uno dei medici è accusato anche di violenza sessuale

Napoli - Due medici ginecologi, un anestesista e una segretaria ritenuti responsabili una serie di aborti clandestini sono stati sottoposti al provvedimento di fermo perché indiziati di delitto dai carabinieri del comando provinciale di Napoli, su provvedimento della Procura partenopea. I quattro sono accusati di essersi associati per commettere interruzioni di gravidanza in violazione alle disposizioni della legge 194 del 1978.

Le indagini dei carabinieri Nel corso di indagini, i carabinieri hanno accertato che i due ginecologi, con l’aiuto dell’anestesista e della segretaria, hanno praticato una serie di interruzioni di gravidanza in ambiente non ospedaliero ed in particolare nello studio privato di uno degli operatori sanitari. Uno dei medici è ritenuto anche responsabile di violenza sessuale poiché, approfittando dello stato di bisogno di una straniera che si era rivolta a lui per un aborto illegale, l’aveva costretta ad un rapporto sessuale. L’inchiesta sugli aborti fuorilegge, coordinata dalla procura di Napoli, è stata condotta dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale, partendo dalla denuncia di un medico napoletano che avrebbe segnalato agli inquirenti notizie in suo possesso su interruzioni di gravidanza clandestine praticate da alcuni suoi colleghi.

I quattro fermati Le persone sottoposte a fermo sono il ginecologo
Achille Della Ragione (61 anni); il ginecologo Luigi Langella (57 anni), in servizio nel reparto di ostetricia dell’ospedale San Paolo di Napoli (la struttura pubblica risulta però del tutto estranea agli aborti clandestini, che secondo l’accusa avvenivano nello studio privato di Langella, in corso Vittorio Emanuele); l’anestesista Vincenzo Grillo (68 anni) e la segretaria di Langella, Maria Cristina Pollio, 54 anni. L’accusa di violenza sessuale nei confronti di Langella si riferisce a una donna straniera, che si era rivolta al ginecologo per un aborto illegale e che sarebbe stata costretta ad un rapporto sessuale, in cambio del quale il medico avrebbe poi praticato uno sconto sul prezzo dell’interruzione di gravidanza.
http://www.ilgiornale.it/interni/aborti_illegali_fermati_ginecologi_e_anestesisti/24-06-2008/articolo-id=271433-page=0-comments=1

lunedì 12 luglio 2010

Condannato GAETANO POLICHETTI di Roccapiemonte,12 anni di carcere per episodi di violenza sessuale aggravata

Psichiatra abusava delle sue
pazienti: «Il sesso vi libererà»
L'uomo condannato a dodici anni di carcere


ROCCAPIEMONTE — Arrestato, con l'accusa di violenza sessuale, lo psichiatra Gaetano Polichetti di Roccapiemonte. La Corte di Appello di Salerno ha condannato, in secondo grado, il noto professionista a dodici anni di carcere per episodi di violenza sessuale aggravata commessi dal gennaio 1999 al 2000 ai danni di due pazienti (all'epoca trentenni). Le donne si erano rivolte a Polichetti per cercare di uscire dal tunnel della depressione casuata da gravi lutti familiari; l'uomo le abbindolava parlando loro di terapie «freudiane» (finalizzate a far cessare lo stato depressivo) che presupponevano rapporti sessuali completi. Rapporti consumati sia nello studio medico che in luoghi dove accompagnava le vittime a «liberarsi» dalla patologia.

PLAGIATE - Gli abusi emersero solo nel 2004 quando, a maggio, presso la stazione dei carabinieri di Nocera Inferiore, arrivò una denuncia a firma della signora F. S. ; solo più tardi, ad ottobre, ne giunse una seconda, a firma di A. M. che parlava di abusi simili a quelli esposti dall'altra paziente. Iniziarono le indagini sul medico ad opera della Procura. La pm Elena Guarino, all'epoca della prima sentenza, chiese una dura condanna (10 anni) che venne accolta e addirittura aggravata. Le due donne seguivano la terapia medica sia presso lo studio di Roccapiemonte, sia a Nocera Inferiore che a Salerno. Soggiogate dalla forte personalità dello psichiatra e, di fatto, deboli e prostrate nell'animo a causa di gravi lutti, le vittime avrebbero avuto «attenzioni particolari» dall'uomo per diverso tempo. Il dottore, oltretutto, chiedeva loro sempre e comunque la parcella.

DOTI DIVINATORIE - Ma non finisce qui. Secondo la ricostruzione dei fatti, F. S. avrebbe ricevuto, accettando, anche la proposta di lavorare come collaboratrice domestica presso l'abitazione privata di Polichetti. Occupazione regolarmente pagata ma esattamente equivalente al costo delle sedute mediche. Secondo il dottore, il lavoro l'avrebbe distratta. Ma è sempre F. S. che denuncia di essere rimasta incinta indicando il professionista come padre. Quest'ultimo ha sempre negato anche se nel corso del processo spuntò una poesia scritta dall'uomo (con tanto di disegno esoterico, magia nera). Gaetano Polichetti avrebbe più volte ripetuto, alle vittime, di avere particolari doti divinatorie. La versione dei fatti e gli abusi subìti dalla donna sono stati confermati anche dalla seconda vittima che ha ribadito come la metodologia di approccio del medico è risultata analoga. Polichetti dopo l’arresto è stato trasferito al carcere a Fuorni.

Rosa Coppola
12 luglio 2010


Condannato dott.Alfredo Bucciero della clinica Pineta Grande (CE) ,ad 1 anno(pena sospesa)

Omicidio colposo, condannato medico della clinica Pineta Grande

Nel corso di un intervento chirurgico di ernia discale avrebbe leso l’arteria iliaca e provocato la morte per emorragia di un paziente

11/12/2009 - 08:42
M.M in Cronaca

CASTEL VOLTURNO - Una condanna e un’assoluzione nel processo per omicidio colposo che vedeva coinvolti due medici della clinica Pineta Grande di Castelvolturno per la morte del quarantaduenne Patrizio Di Caprio di Trentola Ducenta avvenuta nel lontano marzo 2003 a seguito di un intervento chirurgico di ernia discale. Condannato con il riconoscimento delle attenuanti generiche ad un anno di reclusione con il beneficio della sospensione condizionale della pena: il chirurgo Alfredo Bucciero, primo operatore, nei confronti del quale il giudice monocratico del tribunale di Santa Maria Capua Vetere Valeria Bove ha disposto il pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva pari a cinquantamila euro ciascuno in favore della madre di Di Caprio, Antonia Menale, e della sorella della vittima, Angela Di Caprio, che si sono costituite parte civile con l’avvocato Vincenzo Di Vaio. Lo stesso magistrato ha stabilito anche il risarcimento completo dei danni da liquidarsi in separata sede civile in favore delle due parti civili. Assolto invece per non aver commesso il fatto l’aiuto operatore Faruk Merabi nei confronti del quale il pubblico ministero togato Belluccio aveva chiesto alla scorsa udienza una condanna pari ad un anno e quattro mesi di reclusione come per Bucciero. Un processo alquanto complesso e tecnico come del resto tutti quelli concernenti omicidi colposi derivanti da presunte responsabilità di natura medica. Secondo l’accusa i due medici nel corso dell’intervento chirurgico avrebbero leso l’arteria iliaca e provocato per questo motivo la morte per emorragia di Di Caprio. Ma c’è solo un colpevole secondo il
magistrato: il chirurgo Bucciero. Dalla lettura delle motivazioni
della sentenza sarà possibile capire perché è stato condannato solo il
medico Bucciero. Ieri mattina, prima della sentenza, spazio alle
discussioni degli avvocati delle parti: il primo a prendere la parola
è stato l’avvocato di parte civile Di Vaio, poi è stata la volta di
quelli della difesa: Giuseppe Stellato, Claudio Sgambato e Dina
Cavalli. Dopo una camera di consiglio durata più di due ore il giudice
Bove ha emesso il suo verdetto: un anno con pena sospesa,
provvisionale di cinquantamila euro per ciascuna delle due parti
civili che dovranno essere risarcite poi in maniera completa in
separata sede civile, nei confronti di Bucciero e assoluzione per non
aver commesso il fatto per Merabi.