Questo Blog nasce per dare una VERA GIUSTIZIA a tutte le vittime dei camici bianchi... al MIO AMATISSIMO GERARDO (clicca qui) ed a tutti i Nostri ANGELI...
Forse visti gli andazzi della "giustizia" italiana.. non potremmo mai dire GIUSTIZIA E' FATTA, e pertanto affinché non vi siano più altri Agnelli mandati al Macello.. memorizzate i nomi e riguardatevi il vostro unico Bene Prezioso = la VITA!!
a noi resta la Coscienza in Pace di aver avvisato
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mercoledì 5 gennaio 2011

ARRESTATO MAURO MENARINI ,Bologna

Arrestato per la falsa diagnosi sul mafioso
il medico nega tutto: "Avrò sbagliato"

Interrogato dal gip Mauro Menarini, direttore sanitario del centro di riabilitazione di Montecatone: dichiarò che Silvio Balsamo soffriva di paraplegia e non poteva rimanere in carcere

"Avrò sbagliato diagnosi". Così si difende Mauro Menarini, direttore sanitario del centro di riabilitazione di Montecatone, arrestato per i falsi certificati medici che attestavano che Silvio Balsamo, condannato per mafia e recluso in carcere, non poteva più restare dietro le sbarre. Ha negato tutte le accuse nell'interrogatorio condotto dal gip Mirko Margiocco (che ha firmato l'ordinanza di arresti domiciliari). Difeso dall'avvocato Aldo Meyer, si è detto estraneo alle accuse: "Non sono responsabile di nessun falso, non ho ricevuto nessun favore da Balsamo, non l'ho favorito né ho mai avuto privilegiato con lui", avrebbe in sostanza detto Menarini davanti al gip Margiocco, al pm Lorenzo Gestri e al procuratore aggiunto Valter Giovannini.

LA STORIA Quel falso certificato
FOTO Il mafioso paraplegico che ballava la macarena

Come spiegare dunque la diagnosi errata di una malattia così grave come una paraplegia irreversibile? "Evidentemente mi sarò sbagliato", sarebbe stata la risposta del medico al giudice. "Non sono però stato l'unico, c'erano altri certificati di altri sanitari che confermavano la mia diagnosi". Per la Procura, però, se è vero che ci furono altri medici, Menarini assicurò una continuità diagnostica.

Il primario, oggi, non ha formalmente chiesto la revoca della misura cautelare, ma nei prossimi giorni potrebbe presentare ricorso al Tribunale del Riesame. Il giudice e i pm, durante l'interrogatorio durato circa un'ora, hanno mosso a Menarini alcune contestazioni, come il fatto che all'interno della struttura di Montecatone perfino alcuni infermieri e fisioterapisti specializzandi avessero espresso dubbi sulla reale malattia di Balsamo. Menarini si sarebbe difeso dicendo che a lui nessuno riferì nulla.

Quanto poi all'angoscia mostrata dal primario durante le indagini e in particolare nei mesi precedenti la morte di Balsamo (nelle intercettazioni figurano sms in cui Menarini dice che non riesce a pensare ad altro che ai giudici o che è 'alla fine', così come emerge che si sia informato da un medico interrogato in Procura su cosa gli avessero chiesto), il medico oggi ha spiegato che è vero, era molto preoccupato, ma in un altro senso: temeva che i magistrati equivocassero sulle sue certificazioni.

Balsamo, che si trovava in carcere a Ragusa, nel 2000 chiede di verificare al centro di eccellenza di Montecatone la diagnosi di "paraparesi agli arti inferiori di natura da determinare"; permesso accordato. Arriva a Montecatone nell'ottobre 2000, mentre Menarini approda alla struttura solo tre mesi dopo. Menarini, nel 2001, sottopone il mafioso a numerosi esami e indagini strumentali. Poi mette nero su bianco che si tratta di 'siringomielia dorsale'. Il mafioso si suicida nel gennaio 2010. (fonte: Dire)

(10 dicembre 2010



FONTE

venerdì 10 settembre 2010

RINVIATO A GIUDIZIO EMILIO DE TATA, PER VIOLENZA SESSUALE - TRUFFA REGGIO EMILIA

SMASCHERATO DA STRISCIA:

A GIUDIZIO IL "DOTTOR HARD"



La Procura di Reggio Emilia ha concluso le indagini sul medico guastallese Emilio De Tata, soprannominato 'dottor Hard' dal programma tv di Canale 5 'Striscia la notizià, che lo scorso anno denunciò presunti suoi comportamenti a sfondo sessuale nei confronti di alcune pazienti. Ora il pm Maria Rita Pantani, che ha coordinato gli accertamenti dei carabinieri, ne ha chiesto - riferisce la Gazzetta di Reggio - il rinvio a giudizio per violenza sessuale, truffa, tentata somministrazione di medicinali scaduti e concorso in esercizio abusivo della professione di dentista, perchè avrebbe 'dirottatò alcune pazienti per eseguire otturazioni da un odontotecnico (anche per lui richiesto il rinvio a giudizio per quest'ultima ipotesi di reato) e non da un dentista. Il medico, 54 anni, dovette difendersi in tv nel marzo 2009 dall«assaltò dell'inviato del tg satirico Valerio Staffelli, che gli imputava di usare »metodi non corretti« con le pazienti e di »proporre pratiche sessuali« per curare le clienti. Il professionista, che esercita la medicina non convenzionale, replicò di praticare solo »un lavaggio energetico ed emozionale«. Secondo l'accusa, invece, De Tata riconduceva le malattie delle pazienti alla sfera sessuale, poi con la proposta di un massaggio le faceva sdraiare ad occhi chiusi su un lettino e nei confronti di alcune di loro sarebbe passato a baci e palpeggiamenti nelle parti intime. Della vicenda si sta occupando anche l'Ordine provinciale dei medici.


Guastalla. Quattordici donne contro De Tata

Morbose attenzioni del dentista indagato per violenza. Guastalla, le testimonianze delle 14 donne (due minorenni) che accusano il dottor De Tata. Ecco i loro racconti sul "dottor hard". Il medico parlava di reincarnazione e a una vittima ha "raccontato" che era stata uno stupratore

GUASTALLA. Quattordici donne - fra i sedici ed i cinquant’anni - accusano di atti sessuali il dottor Emilio De Tata. Nessuna di loro ha «scampato» il lettino del medico 53enne e in quelle «visite» - fra il 2005 ed il 2009 - è davvero successo di tutto come le 14 pazienti hanno raccontato agli inquirenti: un tentativo di penetrazione, toccamenti al seno e nelle parti intime, baci in bocca.

MEDICO NUDO. Il primo caso risale alla primavera di quattro anni fa e per la paziente quella visita fu a dir poco traumatica: dopo averle detto che la sua malattia dipendeva da un «blocco interiore», il dottor De Tata la faceva sdraiare sul lettino per un massaggio che sfociò in toccamenti nelle parti intime. Poi il medico si denudò e si sdraiò sopra di lei, tentando inutilmente d’a vere un rapporto completo, ma la costrinse a masturbarlo.

2 MINORI. Tre anni fa il medico tentò di baciare una 16enne nell’ambulatorio, approfittando della momentanea assenza dei genitori che poi rientrarono nello studio di via Cisa Ligure. L’a nno dopo il dottore «osò» ben di più con un’altra 16enne che soffriva di scompensi ormonali. La fece spogliare (rimase in slip e reggiseno) dicendole che la sua malattia dipendeva «dalla mancanza di sesso e oggi facciamo qualcosa...». Dopo averla fatta sdraiare sul lettino iniziarono toccamenti e baci.

BLOCCO SESSUALE. Ad un’altra paziente - sempre nel 2007 - diagnosticò un eczema che dipendeva da un blocco sessuale: da qui i massaggi sul lettino che diventavano ben presto maliziosi toccamenti.

IPERVENTILAZIONE. Nell’estate 2007 venne ordinato ad una paziente di abbassare i pantaloni e alzare la maglietta, aumentando - ad occhi chiusi - la frequenza della respirazione.
In quello stato subì pure lei toccamenti e sentì le labbra del medico sulle sue.
Stesso destino, in quei giorni, anche per un’altra donna che soffriva di depressione e mal di testa.

VITE PRECEDENTI. Il mese dopo De Tata disse ad una paziente addirittura che nella sua vita precedente (nel Seicento) era stata uno stupratore che aveva ucciso la moglie. Poi la richiesta di particolari su come raggiungeva l’orgasmo, finendo sull’immancabile lettino per i «massaggi» sul pube.

Sempre nell’ottobre 2007 ad una paziente che soffriva di mal di testa e mal di stomaco il medico guastallese parlò nuovamente di reincarnazione: nel Settecento non avrebbe vissuto completamente la sua sessualità e ciò le determinava un «blocco sessuale». Ovviamente i «massaggi» sul lettino saranno l’unica cura.

LAVAGGIO EMOZIONALE. Nel dicembre di due anni fa ad una donna che soffriva d’intolleranza alimentare venne consigliato un «lavaggio emozionale» per vincere un blocco emotivo che poteva degenerare in un tumore. Ben presto le mani del medico s’infilarono nello slip della paziente, mentre la baciava in bocca.

IL DITO. Dal marzo 2008 al febbraio scorso cinque pazienti - dalle malattie più varie (anemia, osteoporosi, fibromi) - si sono ritrovate sul lettino per essere sottoposte al «massaggio emozionale». Occhi chiusi, respiri più frequenti e profondi, il dito del medico che punta le parti intime, non «disdegnando» neppure il seno. Per il medico i «massaggi emozionali» avrebbero risolto i problemi alle pazienti.

Ora quelle «sedute» sono al centro di un’inchiesta a dir poco clamorosa.
(04 dicembre 2009)

martedì 10 agosto 2010

ARRESTATO GIAMPIERO POLCINO PER SPACCIO AVEVA GIA' PRECEDENTI MA NONOSTANTE CIO' FACEVA ANCORA SERVIZIO!!

Medico condannato per spaccio. L'Ausl lo aveva appena sospeso

Giampiero Polcino, medico 46enne in servizio come guardia medica all'Ausl di Rimini, era stato sorpreso a spacciare cocaina in discoteca. Oggi il tribunale di Rimini lo ha condannato a 3 anni e 3000 euro di multa. L'Ausl lo aveva sospeso il 28 luglio.
PROVINCIA | 10 agosto 2010 | "L'Azienda - si legge in una nota dell'Ausl di Rimini - sta valutando ulteriori, eventuali, provvedimenti a tutela della propria immagine".

Polcino, che ora si trova nel carcere dei Casetti, era già stato fermato per spaccio negli anni passati.

Il comunicato stampa dell'Ausl di Rimini

La Direzione dell'Azienda USL di Rimini rende noto di aver provveduto, in data 28 luglio us, a sospendere dal servizio il medico di continuità assistenziale, a processo con l'accusa di cessione di sostanze stupefacenti.
L'Azienda sta valutando ulteriori, eventuali, provvedimenti a tutela della propria immagine.
Si è infine già provveduto alla sostituzione del professionista evitando qualsivoglia limitazione al servizio di continuità assistenziale.

FONTE
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Benevento: prostituzione, immigrazione e droga. 26 persone rinviate a giudizio

26 persone sono state rinviate a giudizio dal giudice per le udienze preliminari presso il Tribunale di Benevento, Sergio Pezza, per aver favorito l’ingresso in Italia di cittadini stranieri violando alcune norme e agevolato il reclutamento di persone da destinare alla prostituzione.

Si tratta di Ademola Steve Akerele 51 anni, Vincenzo Campidoglio 36 anni, Cipriano Cella 49 anni, Giancarlo De Nigris 53 anni, Francesco Izzo 29 anni, Vittorio Izzo 49 anni, Antonio Marro 48 anni, Claudio Masone 50 anni, Massimiliano Mastrovito 35 anni, Pellegrino Milone 60 anni, Onofrio Nizza 54 anni, Sofia Okoduwa 39 anni, Giampiero Polcino 44 anni, Carmine Rettore 43 anni e Renato Rettore 41 anni.

Per due capi d’imputazione il magistrato ha sancito il non luogo a procedere per non aver commesso il fatto nei confronti di Mosè Forte 43 anni e Antonio Maiello 58 anni. Per prescrizione è stato sancito il non luogo a procedere per Antonio Iannelli 42 anni, Casimiro Coppolaro 33 anni, Natalie Galeeva 43 anni, Gerardo Leone 57 anni, Antonio Parrella 36 anni, Giampaolo Pastore 37 anni, Ferdinando Pirozzolo 40 anni, Giuseppe Simeone 40 anni e Giuseppe Sole 36 anni.

Per Maurizio Schiavone c’è stato il non luogo a procedere essendo deceduto. Gli imputati compariranno davanti al secondo collegio penale il 23 ottobre. I fatti risalgono al periodo che va dal 2000 al 2002. Nel mirino degli investigatori alcuni locali della provincia. Alcuni imputati sono accusati anche di detenzione di consistenti quantitativi di cocaina. Si tratta di Ademola, Campidoglio, Cella, Forte, Iannelli, Francesco e Vittorio Izzo, Leone, Maiello, Marro, Mastrovito, Milone, Okoduwa, Parrella, Pastore, Polc
ino e Sole.
FONTE
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Medico condannato a 4 anni e 9 mesi

— COMO —
LA SENTENZA è arrivata dopo sei anni, ma di quelle che non si dimenticano: 4 anni e 9 mesi di carcere. Così Giampiero Polcino, 45 anni, medico all’Asl di Benevento
2009-04-22
— COMO —
LA SENTENZA è arrivata dopo sei anni, ma di quelle che non si dimenticano: 4 anni e 9 mesi di carcere. Così Giampiero Polcino, 45 anni, medico all’Asl di Benevento ma all’epoca dei fatti pneumologo all’ospedale di Sondalo, è stato condannato dal Tribunale collegiale di Como per un episodio del 2003, quando venne fermato dai carabinieri del Reparto operativo appena fuori dal centro città. Il medico era alla guida di un’Audi A6 con targa tedesca, risultata rubata l’anno prima a Reggio Emilia, ma soprattutto aveva nascosta sotto al sedile una pistola calibro 22 con matricola abrasa. Arrestato e portato al Bassone, alla fine di luglio, venne rimesso in libertà dopo l’interrogatorio di convalida. In quanto incensurato e con un lavoro stabile, il gip gli concesse la revoca della misura con la sola denuncia a piede libero.

TUTTAVIA due settimane dopo, sempre a Como, i carabinieri lo avevano trovato in possesso di alcuni grammi di cocaina, un quantitativo sufficiente a contestargli la detenzione ai fini di spaccio, che nuovamente aveva portato l’uomo in carcere per un breve periodo. Il processo che si è concluso ieri era solo per i fatti del primo fermo, la ricettazione dell’auto e la detenzione illegale dell’arma, contestazioni dalle quali ha cercato di difendersi. Polcino, che è in libertà in attesa di appellare questo primo grado, è impiegato nella struttura sanitaria pubblica campana e ieri era in udienza a sentire di persona la lettura delle sentenza, ma nel frattempo è stato coinvolto in altre vicende giudiziarie in Italia. In particolare il suo nome compariva tra i 26 rinviati a giudizio dal gup di Benevento lo scorso giugno per un giro di prostituzione, droga e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per fatti compresi tra il 2000 e il 2002. Paola Pioppi
FONTE




domenica 1 agosto 2010

CONDANNATA GAGGIOLI LICIA , 1ANNO, MEDICO DI BASE, BOLOGNA


SANITA:INFARTO CURATO COME BRONCHITE,MUORE;MEDICO CONDANNATO


(ANSA) - BOLOGNA, 14 GEN - Un medico di base di 51 anni, Licia Gaggioli, e' stata condannata ad un anno per omicidio colposo per la morte di una sua paziente di 64 anni, Giacomina Pierucci, che si presento' - in base all'accusa - con dolori trafittivi al torace e irradiati al braccio sinistro, ma le venne diagnosticata una bronchite anziche' un infarto in atto, infarto che tre giorni dopo la porto' alla morte. Il giudice monocratico di Bologna Manuela Melloni ha condannato il medico anche al pagamento di una provvisionale di 100.000 euro a ciascuna delle due figlie di Giacomina Pierucci. Il Pm Stefano Garuti aveva chiesto la condanna ad un anno. I difensori del medico avevano sostenuto che in realta' la signora riferi' solo di un dolore alla schiena. Il decesso avvenne all'ospedale di Loiano, sull'Appennino bolognese, il 23 agosto 2002. L'infarto - come aveva ricostruito anche il legale di parte civile che assiste i familiari della donna, avv.Francesca Mavilla - le venne diagnosticato solo la sera del 22 al pronto soccorso dell'ospedale, malgrado la Pierucci si fosse fatta visitare a Monghidoro dal medico curante il 20. Le venne diagnosticata una riacutizzazione bronchitica e le vennero prescritti antinfiammatori e miorilassanti. Malgrado questo continuo' ad accusare fortissimi dolori. Il medico il giorno dopo, 21 agosto, prescrisse raggi al torace che vennero fatti in giornata. L'indomani il convivente di Giacomina Pierucci porto' i referti alla dottoressa Gaggioli che confermo' la propria analisi prescrivendo antibiotici. L'uomo - secondo la versione di parte civile - chiese ulteriori esami, ma il medico ripose che la signora non doveva essere ansiosa e che sarebbe guarita a breve. La sera del 22 pero' la situazione precipito' e familiari accompagnarono la donna all'ospedale, dove venne immediatamente ricoverata per infarto miocardico acuto in atto. All' 1.45 di notte cesso' di vivere. Sia il Pm Garuti che l'avv.Mavilla avevano ricordato che la donna presentava diversi fattori di rischio: era ipertesa, dislipidemica (alterazione della quantita' di grassi nel sangue), fumatrice, in eccesso di peso e suo padre era morto per un infarto miocardico acuto a 50 anni. Secondo i difensori pero', non c'erano gli elementi per poter diagnosticare il problema al cuore, visto che la paziente diceva solo di avere male alla schiena. La difesa aveva chiesto l' assoluzione, ricordando anche una sentenza della Cassazione del 2006 con la quale si stabilisce il principio che se non vengono date le informazioni giuste durante la visita non c'e' la colpa del medico. (ANSA).

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Medico accusato della morte di una 64enne

La dottoressa è a processo per omicidio colposo


Era ipertesa, cardiopatica e figlia di un uomo morto a 50 anni d’infarto. Eppure, quando si presentò dal suo medico curante lamentando forti dolori al petto e al braccio sinistro, questo non capì che c’era un infarto in corso. Pensò prima a un’influenza, poi a una broncopolmonite, le prescrisse antinfiammatori poi antibiotici e raggi al torace. Ma non quel semplice esame che avrebbe chiarito la causa di quei sintomi: l’elettrocardiogramma. Non solo, poiché la donna continuava a star male le consigliò di non agitarsi perché sarebbe guarita presto. Ma due giorni dopo la paziente morì. Si spense all’ospedale di Loiano, stroncata, appunto, da un infarto.

IL PROCESSO - Per questo oggi il medico curante, la dottoressa Licia Gaggioli, 51 anni, è a processo per omicidio colposo. A querelarla furono le due figlie della vittima, Giacomina Petrucci, di 64 anni. E il pm Massimiliano Serpi arrivò alla conclusione che «una diagnosi corretta seguita da una terapia adeguata avrebbe quasi certamente escluso il decesso». I fatti risalgono all’agosto 2002 e la sentenza è prevista per il 14 gennaio. Dopo quasi 8 anni: in astratto, dunque, questo è uno di quei casi che, con il cosiddetto processo breve (il ddl che fissa in 2 anni il tempo massimo per chiudere ciascun grado di giudizio) sarebbe finito in un nulla di fatto. Allo stato, comunque, la dottoressa rischia un anno di condanna, come ha chiesto il vpo Stefano Garuti. E come vuole la parte offesa, assistita dall’avvocato Francesca Mavilla, che ha sottolineato come «la dottoressa seguiva la signora da più di 10 anni, per cui il suo comportamento è ingiustificabile». I difensori di Gaggioli, gli avvocati Mario Carpani e Luca Sirotti, sostengono invece che la donna riferì soltanto di un dolore alla schiena.


20 novembre 2009

FONTE

sabato 10 luglio 2010

Giorgio Bertoni il medico condannato a 5 mesi di reclusione(pena sospesa) ...dovrà risarcire l'ospedale






Condannato medico specialista
dovrà risarcire l'ospedale

di Tiziano Soresina

FERRARA. Lo specialista in endoscopia Giorgio Bertoni aveva truffato l'ospedale Santa Maria Nuova. Ieri, dopo otto udienze piene di tensioni, è giunto a questa conclusione il giudice Pietro Mondaini che ha condannato il medico a 5 mesi di reclusione (pena sospesa) nonché al pagamento di 5mila euro all'azienda ospedaliera (costituitasi parte civile) come risarcimento per il danno d'immagine. E' una sentenza importante, perché va a «toccare» uno dei fiori all'occhiello del nostro ospedale, visto che la Direzione endocopica digestiva eccelle da tempo in campo nazionale.

Il dottor Bertoni, 56 anni, era finito nei guai per sei indagini endoscopiche _ effettuate fra il settembre 2006 e il maggio 2007 e svolte in regime di libera professione _ su altrettanti pazienti che pagarono un compenso maggiorato di 53 euro (da 196,71 a 249,71 euro) per «l'estrazione di un corpo estraneo». Per il giudice il raggiro stava proprio in quella «estrazione di corpo estraneo» pagata ma mai avvenuta. «Sono sconcertato per questa sentenza _ commenta a caldo l'avvocato difensore Francesco Tazzari _ perché non riesco a capire quali siano le motivazioni della responsabilità penale. Non c'è un movente: non si comprende perché un affermato dirigente ospedaliero che guadagnava sino a 9mila euro al mese dovesse sporcarsi le mani per 12 euro al mese. E poi non c'è prova che il dottor Bertoni abbia compilato quei sei moduli. Lette le motivazioni, faremo appello». Lapidario, invece, l'avvocato Sutich che ha tutelato il Santa Maria. «Il fatto, al di là dell'aspetto monetario, è sicuramente d'estrema gravità e il Santa Maria ha dovuto tutelare non solo la propria immagine, ma soprattutto gli utenti dell'ospedale». L'ultima udienza si era, in precedenza, chiusa con due testimonianze e la deposizione dell'imputato. In particolare Giorgio Mazzi _ direttore operativo del Santa Maria _ è entrato fra le pieghe del procedimento disciplinare scattato («sulla scia di un preciso reclamo») nei confronti del medico «dai molteplici attestati d'elogio per le ottime capacità professionali» e chiusosi con il parere favorevole al licenziamento (mai disposto perché Bertoni è andato in pensione). Da parte sua Bertoni è stato chiaro: «Non mi sento responsabile degli errori di compilazione dei moduli: la parte medica spettava a me, quella burocratica agli infermieri, perché essendo oberati di lavoro venivamo aiutati».
(30 giugno 2010)