Questo Blog nasce per dare una VERA GIUSTIZIA a tutte le vittime dei camici bianchi... al MIO AMATISSIMO GERARDO (clicca qui) ed a tutti i Nostri ANGELI...
Forse visti gli andazzi della "giustizia" italiana.. non potremmo mai dire GIUSTIZIA E' FATTA, e pertanto affinché non vi siano più altri Agnelli mandati al Macello.. memorizzate i nomi e riguardatevi il vostro unico Bene Prezioso = la VITA!!
a noi resta la Coscienza in Pace di aver avvisato
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venerdì 11 febbraio 2011

Condannato GIOVANNI COSTIGLIO, Ospedale di Lavagna, Genova


Morì dissanguata, 18 mesi al medico

Ricoverata all’ospedale di Lavagna, a seguito di un gravissimo incidente stradale in cui perse la vita il marito Giovanni Donno, Anna Maria Guastalli morì all’età di 75 anni per un lento quanto inesorabile dissanguamento di alcuni organi interni, non correttamente diagnosticato né curato.

Lo hanno stabilito i giudici della corte d’appello di Genova che hanno discusso la sentenza di primo grado pronunciata tre anni fa dal tribunale di Chiavari (giudice Roberto Pasca) nei confronti del medico presente nel reparto di chirurgia Giovanni Costigliolo e del primario Giovanni D’Ambrosio. In secondo grado, Costigliolo, difeso dagli avvocati Maurizio Mascia e Giovanni Roffo, è stato condannato a una pena di un anno e 6 mesi di reclusione e un risarcimento immediatamente esecutivo pari a 50 mila euro ciascuno è stato riconosciuto ai figli della donna, assistiti dai legali Chiara Antola e Alberto Lucchini. Assolto perché il fatto non costituisce reato, infine, il primario D’Ambrosio, difeso dagli avvocati Marco Delucchi Baroni ed Ersilio Gavino.

Fonte

domenica 1 agosto 2010

CONDANNATO GHIGLIONE FABIO , 10mesi(pena sospesa) OGGI REINTEGRATO

Dieci mesi al medico assenteista
Abbandonava l'ambulatorio per fare la spesa


Non timbrava il cartellino o redigeva certificati necroscopici senza andare a casa del defunto. Dirigente medico di primo livello della Asl 4 di Chiavari, interdetto dal servizio poi riammesso, ha proposto un risarcimento ma l'azienda sanitaria ha rifiutato


Medico assenteista condannato a 10 mesi di reclusione: usciva dall'ambulatorio senza timbrare il cartellino oppure firmava certificati necroscopici per l'accertamento di morte senza andare a casa del defunto.

Secondo l'accusa,
Fabio Ghiglione, dirigente medico di primo livello della Asl 4 di Chiavari presso due ambulatori nel golfo del Tigullio, nell'arco di molti mesi si sarebbe assentato dal posto di lavoro parecchie volte e sempre per commissioni personali.

La procura della Repubblica di Chiavari aveva chiesto e ottenuto l'interdizione dal servizio, ma poi il provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Chiavari è stato annullato dalla Corte di Appello di Genova che ha permesso il reintegro del dipendente.

La condanna è stata sospesa e a favore del medico c'è stata un'attenuante prevalente sulle aggravanti contestate. La Asl 4, che si era costituita in giudizio quale parte civile, ha ritirato la costituzione dopo che il dipendente-infedele aveva proposto un risarcimento (non accettato comunque dall'Azienda Sanitaria). L'inchiesta, condotta dai carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazioni di Genova) era partita a seguito di una segnalazione anonima riguardo alle molte ore di assenza ingiustificata del dirigente medico.

FONTE

(30 giugno 2010)


lunedì 12 luglio 2010

Condannato "Prof" MAURO VALBONESI, Genova,I°1 anno e 10mesi ,II° Riduzione di pena 8 mesi


Riduzione di pena, in appello (da un anno di reclusione a 10 mesi) per il prof. Mauro Valbonesi, ex primario del Centro Trasfusionale dell’ospedale San Martino, accusato di tre episodi di turbativa d’asta per la fornitura al San Martino di apparecchiature per le trasfusioni di sangue.


I giudici hanno concesso le attenuanti dei motivi di valore morale e sociale sostenendo che «Valbonesi aveva agito nell’interesse della pubblica amministrazione ospedaliera e dei pazienti e non per finalità personali e di lucro». I giudici hanno anche revocato la confisca dei conti correnti di Valbonesi ed è stata ordinata la restituzione. Era stato lo stesso pg Luigi Cavadini Lenuzza a chiedere la riduzione di pena a dieci mesi con la concessione delle stesse attenuanti.

Per quanto riguarda gli altri imputati, è stato assolto Roberto Soracco, direttore commerciale della società B.Braun Carex Spa, (difeso dall’avv. Carlo Biondi e Roberto Borgogno di Roma) condannato a 8 mesi in primo grado ed è stata ridotta la pena a Gerd Folkerts Gerdes che era agente rappresentante della B.Braun Carex Spa (avv. Domenico Giovanardi di Modena) e di Franco Poletti, in qualità di direttore vendite della Dideco srl (avv. Giovanni Lageard di Torino): condannati a 8 mesi ciascuno in primo grado, in appello i giudici hanno ridotto la pena a sei mesi convertibili in sanzione pecuniaria di 6840 euro ciascuno. Per questi tre imputati l’accusa era di turbativa d’asta per tre episodi distinti: il primo riguardava Soracco e Gerdes, il secondo Valbonesi e il terzo Valbonesi e Poletti. Il pg Lenuzza aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. Tutti avevano avuto i doppi benefici di legge.
Valbonesi, difeso dall’avv. Romano Raimondo, era stato assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di corruzione. Al processo di primo grado erano stati assolti dall’accusa di corruzione Fabio De Rubeis e Giuseppe Trudu che erano, rispettivamente, amministratore delegato e direttore generale della società Haemonetics. Era stata assolta anche la società Haemonetics che era accusata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa nei confronti di dipendenti indagati per reati di corruzione, prevista dall’art. 25 del decreto legislativo 231 del 2001.

Il prof. Valbonesi fu arrestato il 2 maggio 2005 insieme a De Rubeis e Trudu. Secondo l’accusa il medico avrebbe ricevuto, a più riprese, tra l’aprile 2003 e il marzo 2004, 55.400 dollari dalla società Haemonetics per incrementare, senza il reale fabbisogno, gli acquisti da parte dell’ospedale San Martino, delle apparecchiature prodotte dalla società. Il prof. Valbonesi aveva sostenuto che le somme di denaro percepite erano un compenso per consulenze tecnico-scientifiche alla società.

Savona condannati, i neurochirurghi Marcello Manzino e Cinzia Minate rispettivamente ad 8 mesi e ad 1 anno,

Morte di Valentina Grignola, condannati i medici: 1 anno alla Minatel, 8 mesi a Manzino

Savona. Colpevoli. E’ questo il verdetto emesso dal giudice del Tribunale di Savona Marco Rossi che, questa mattina, ha condannato, rispettivamente ad otto mesi e ad un anno, Marcello Manzino e Cinzia Minatel, i due neurologi dell’ospedale San Paolo di Savona finiti a processo con l’accusa di omicidio colposo per la morte di Valentina Grignola, la studentessa di Albissola uccisa nel 2005, a 19 anni, da un aneurisma cerebrale.
Una sentenza che sarebbe dovuta arrivare già lo scorso 8 aprile ma che, per motivi di tempo, era slittata ad oggi. Questa mattina hanno preso la parola per l’ultima volta il pubblico ministero Vincenzo Scolastico che, sostanzialmente, ha ribadito quanto aveva già sostenuto nelle precedenti udienze: i medici avrebbero dovuto sottoporre Valentina ad esami più approfonditi che avrebbero potuto evidenziare l’aneurisma. Il pm ha poi rinnovato la sua richiesta di condanna ad un anno per entrambi gli imputati.
Dopo di lui hanno preso la parola i legali dei due neurologi, gli avvocati Leandro Boggio (per Manzino) e Romano Raimondo (per la Minatel), che, come già fatto in precedenza, hanno voluto sottolineare come, nel caso di Valentina, fosse molto difficile riconoscere la “patologia” e che, visti i sintomi che presentava la paziente, la TAC non era da considerarsi un esame necessario.
Una tesi, quest’ultima, che evidentemente non ha convinto del tutto il giudice che ha scelto di condannare i due medici. Per poter leggere le motivazioni della sentenza bisognerà comunque aspettare la fine di agosto quando il giudice la depositerà.