In questo blog NON ESISTE BAVAGLIO e pertanto verranno raccolti e pubblicati tutti i nominativi degli operatori sanitari, che siano essi condannati- rinviati a giudizio o solo indagati. il paziente ha il sacrosanto diritto di sapere nelle mani di chi sta affidando la sua Vita.
sabato 25 agosto 2012
CONDANNATI 2 MEDICI, OSPEDALE DI CITTA' DI CASTELLO
ARRESTATO INFERMIERE ,2ANNI E 2 MESI,Chirurgia Toracica, santa Maria della misericordia,Perugia
Rubava la morfina dal reparto: infermiere condannato a due anni e due mesi
Aveva confessato e si era disintossicato
INDAGATO MORELLI ANTONIO ,CORRUZIONE,


di CLAUDIO BIANCIARDI
FIRENZE - L'accusa ha le dimensioni e il peso di un macigno, la vicenda meno. Perché nel fascicolo piazzato sul tavolo del pubblico ministero fiorentino Francesco Pappalardo si parla di corruzione di un giudice perugino ad opera di un professore universitario medico, per la precisione gastroenterologo. Ma invece di mazzetta, si parla di una collaborazione, mentre il favore è lo scambio di una data. Se non fosse per il “presunto” regalo l'Ateneo non avrebbe alcun ruolo nella vicenda, quasi tutta personale. La promessa al giudice infatti è quella di un incarico all'Ateneo in cambio di un interessamento ad un fascicolo, anzi ad un divorzio. A finire nel registro degli indagati è il giudice onorario Marta Serpolla quale presunto beneficiario della collaborazione universitaria in cambio di un presunto interessamento per la vicenda personale del professor AntonioMorelli, uno dei gastroenterologi più qualificati del panorama sanitario. L'accusa parla di alcuni incontri, tre per la precisione, in cui Morelli avrebbe chiesto (e ottenuto) al giudice di anticipare la data dell'udienza e quindi della sentenza «facendogli commettere - scrive il pubblico ministero fiorentino - un atto contrario al suo dovere d'ufficio».
Il presunto favore sarebbe questo, sempre dalle parole del magistrato: «...il giudice accettava la promessa del Morelli di interessarsi per farle ottenere un incarico d'insegnamento all'Università...». Secondo il magistrato questo incarico sarebbe stato onorato proprio per l'interessamento del professore. Per David Brunelli invece, avvocato di Morelli, la verità è un'altra: «L'accusa formulata nei confronti del professor Antonio Morelli si presenta già in prima battuta completamente inverosimile, perchè oggetto della corruzione sarebbe una promessa - quella dell'interessamento per un incarico di insegnamento all'Università degli Studi di Perugia - al di fuori della disponibilità sia del mio assistito che di suoi colleghi universitari e che pertanto risulta essere, in considerazione delle condizioni e dei requisiti particolari previsti per il conferimento di questo genere di incarichi, impossibile da realizzare». Eppure il processo va avanti.
Continua a pagina 35
Messaggero 13/01/2009
INDAGATI OTTO MEDICI ,PERUGIA
INDAGATI 150 SANITARI

Perugia, analisi gratis in ospedale
150 sanitari sotto indagine
Quel medico accusato di peculato, truffa aggravata e abuso d’ufficio non sarà solo nelle informative che partiranno per le procure dell’Umbria. Perché una prima contabilità dell’inchiesta racconta che sono almeno centocinquanta i sanitari sotto indagine, medici e infermieri. Colpevoli, almeno fino a questo punto dell’inchiesta, di aver aperto le porte del servizio sanitario pubblico senza far pagare il ticket.
Magari qualcuno è riuscito a infilare anche le proprie analisi in quelle che mai hanno portato un euro nelle casse delle varie aziende sanitarie regionali.
Già i soldi. Se per il caso più eclatante dell’ospedale di Perugia i carabinieri del Nas hanno contabilizzato un danno di 40mila euro (sono stati trecento i pazienti che non hanno mai pagato il ticket), la moltiplicazione delle prestazioni mai pagate, delle analisi evase e i day -hospital col trucco, potrebbero far salire il conto del danno per le casse della sanità regionale a qualche centinaio di migliaia di euro. Una tombola in tempo di spending review e di corsa al risparmio che deve far riflettere sulla leggerezza di chi, magari senza pensarci troppo, ha aperto le porte degli ospedali ai favori sottobanco.
I centocinquanta che finiscono sotto indagine(medici e infermieri) arrivano dagli ospedali di quasi tutta l’Umbria. Visto che gli uomini del capitano Marco Vetrulli hanno trovato riscontri al sospetto non solo a Perugia, ma anche nei presidii di Foligno, Città di Castello, Castiglione del Lago, Orvieto e Terni. Dubbi prima e riscontri poi che sono stati certificati dopo l’esame di migliaia di prestazioni. Passate al setaccio incrociando i registri dei reparti in cui vengono segnati gli esami eseguiti e le prenotazioni al Cup. Proprio il fatto che non c’erano le impegnative dei medici che richiedono la prestazione (e quindi nessuno aveva pagato il ticket) ha fatto scattare il sospetto e l’indagine. Che si sarebbe mossa su indicazioni precise di quello che, per qualcuno, era una sorta di sistema: trovare il modo per non far pagare le analisi e anche altre prestazioni ambulatoriali a parenti e amici. O ai pazienti, come il caso di Perugia, che pagavano le viste per l’attività privata del medico e ottenevano gli esami gratis. Cioè a spese del sistema sanitario regionale.
Tra le migliaia di prestazioni che sono finite sotto la lente d’ingrandimento dei carabinieri del Nucleo tutela della salute, anche i ricoveri in day hospital. Quelli diagnostici sono diventati il passepartout per l’ipotesi della truffa che galleggia su Parentopoli. Perché chi non aveva bisogno del ricovero ma poteva tranquillamente effettuare la prestazione ambulatoriale facendo la fila e pagando il ticket, sarebbe riuscito ad ottenere il vantaggio di un ricovero-sprint per effettuare gli esami diagnostici (senza sborsare un euro) con la copertura di una micro urgenza. Ed è forse questa parte dell’inchiesta che permetterà di scoprire il maggior danno ai bilanci delle aziende sanitarie in cui i carabinieri del Nas hanno effettuato accertamenti e trovato riscontri che hanno fatto entrare nell’indagine almeno 150 tra personale medico e infermieristico.
Intanto, Catiuscia Marini, presidente della Regione, a margine dell’incontro all’ospedale di Città di Castello sulla riforma della sanità umbra ha rilasciato su sollecitazione un commento sull’inchiesta del Nas sulle analisi facili. «I Nas sono i garanti della qualità dei servizi e dei corretti comportamenti – ha detto –, sono loro la garanzia della salvaguardia. Abbiamo grande fiducia nell’operato e ritiene estremamente utile e positiva l’attività di vigilanza e di controllo che portano avanti. Le inchieste devono fare il proprio corso, noi abbiamo il dovere di sostenere gli organismi di tutela del rispetto delle regole».
sabato 28 maggio 2011
UMBRIA terra di "eccellenza" Appaltopoli, sanitopoli e adesso anche il “caso Brega”
Prima “appaltopoli”, poi “sanitopoli” ed ora il “caso Brega”, dal nome del presidente del Consiglio regionale Eros Brega indagato a Terni per peculato e concussione. Che cosa succede nei palazzi del potere in Umbria? Nel mondo politico c’è grande fibrillazione per qualche poltrona da ridistribuire senza alterare gli equilibri tra partiti, correnti e territori. Tra la gente invece c’è sostanziale indifferenza e rassegnazione. L’Umbria non è forse in Italia? Ed in Italia indagini di questo tipo sono diventate un fatto normale.
“Appaltopoli”: 43 indagati tra funzionari pubblici ed imprenditori di società soprattutto specializzate nelle manutenzioni stradali. L’accusa è quella di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e turbativa d’asta. Le aste erano per lavori della Provincia di Perugia; attorno ad esse si sarebbe costituita una sorta di “cricca” - per usare un termine attuale - per assegnarli in modo non trasparente. Ma è roba vecchia, digerita, perché i fatti si riferiscono a qualche anno fa, quando c’era ancora la giunta Cozzari. Una vicenda dimenticata, della quale si sono perse le tracce nelle aule di giustizia dopo la risonanza mediatica iniziale. La giustizia farà il suo corso, ma i tempi sono quelli che sono, solitamente una decina di anni per i tre gradi di processo, per arrivare ad un verdetto definitivo. Salvo prescrizioni ed eventuali amnistie. Nel frattempo qualche innocente avrà ingiustamente pagato nel processo mediatico, il solo che conta per l’opinione pubblica, ed il velo dell’oblio cancellerà i nomi dei colpevoli veri, quelli dichiarati tali nelle aule di giustizia. Ed i soldi spariti per chiudere i buchi nelle strade? La Corte dei conti e la giustizia amministrativa si metteranno in moto contro questi colpevoli, ma, tra ricorsi ed appelli, quando si arriverà a provvedimenti esecutivi ci sarà ancora qualcuno in grado di risarcire il danno, cioè i soldi dei cittadini sprecati?
“Sanitopoli”: è un’indagine della magistratura perugina più recente, con responsabilità penali tutte ancora da accertare. Alcuni dei nomi degli indagati sono di primo piano. L’ultimo in ordine di tempo del quale si è avuta notizia è quello della ex presidente della Regione Maria Rita Lorenzetti. L’ipotesi di reato a lei contestata è abuso in atti di ufficio e falsità ideologica. Così come al suo ex assessore alla Sanità Maurizio Rosi. Tra gli indagati ci sono anche l’ex capo di Gabinetto della governatrice Sandra Santoni, il consigliere regionale del Pd Luca Barberini ed il sindaco di Foligno Nando Mismetti. Tutti si proclamano innocenti ed esprimono piena fiducia sull’operato della magistratura. Aspettiamo quindi che si accertino le eventuali responsabilità penali, cosa che avverrà con i soliti tempi della giustizia italiana, che non è più tale almeno per i cittadini normali. Una cosa però appare certa: qualche posto da infermiere o impiegato, qualche promozione all’interno delle Asl o nomina di primari è avvenuta non solo per meriti ma soprattutto per fedeltà politica. Forse non sono stati commessi reati, ma è la dimostrazione di un sistema che penalizza chi “non ha santi in paradiso”. Un sistema, quello della Sanità umbra, che comunque - va riconosciuto - per qualità delle prestazioni in relazione ai costi sostenuti non sfigura a livello nazionale.
Ultimo in ordine di tempo è scoppiato il “caso Brega”. L’attuale presidente del Consiglio regionale è indagato dalla magistratura di Terni per peculato e concussione. L’inchiesta riguarda l’uso di contributi pubblici e di sponsor nella organizzazione degli Eventi valentiniani. Brega dal 1999 al 2005 è stato assessore agli eventi del Comune di Terni e dal 2003 al 2008 presidente dell’associazione che organizza le manifestazioni per la festa di san Valentino. L’accusa di peculato riguarda un contributo di 222.000 euro di Sviluppumbria per gli Eventi valentiniani, somma della quale si sono perse le tracce contabili. L’accusa di concussione riguarda un’altra vicenda: durante una sua visita istituzionale nel carcere di Terni, il Presidente del Consiglio regionale avrebbe preteso di incontrare un detenuto illustre, l’ex direttore della Confcommercio di Terni Leandro Porcacchia, arrestato nei giorni precedenti con l’accusa di avere chiesto una tangente di 100.000 euro ad un ristoratore ternano. Insomma, un’altra brutta storia che a questo punto si intreccia con quella dei soldi dell’ente regionale Sviluppumbria ufficialmente scomparsi. Brega, che si proclama innocente, ha detto di essere pronto a dimettersi se questa inchiesta dovesse rischiare di compromettere il suo ruolo di presidente dell’assemblea regionale. L’opposizione gli chiede di farlo immediatamente. I partiti di maggioranza replicano alla opposizione che anche il presidente Silvio Berlusconi è plurindagato. La gente, distratta, non si appassiona a queste dispute. Ci sono le bollette da pagare... e la busta paga arriverà anche nel prossimo mese?
Enzo Ferrini
lunedì 23 maggio 2011
INDAGATO MICHELE SAPORITO PER ABORTI ILLEGALI, UMBRIA


ma ormai peruginizzato, 53 anni, è pronto a contrattaccare.
Il medico accusato di aver eseguito tre aborti al di fuori della legge e in una struttura pubblica, l’ospedale di Castiglione del Lago, ha avuto un incontro, ieri mattina, con i suoi difensori, gli avvocati Fernando Mucci e Gianluca Bisogno ed ha messo i paletti alla strategia difensiva, rispetto alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini che gli è stato inviato dal sostituto procuratore Sergio Sottani. La prima mossa che verrà fatta dalla difesa riguarderà la nomina di un consulente tecnico di parte, un medico legale, magarispecializzato in ginecologia ed ostetricia, al quale consegnare le cartelle cliniche delle tre donne,che già sono negli atti dell’inchiesta, donne che si ipotizza siano state sottoposte agli interventiabortivi. Il ginecologo, infatti, proclama la correttezza del proprio operato, con gli interventi effettuatinella struttura pubblica, con tanto di ecografie e di altri esami, eseguiti da altri professionisti edunque sottoposti al controllo anche di altri medici. Per l’accusa gli interventi sarebbero stati eseguiti oltre il limite dei novanta giorni con documentazione falsa o fatti apparire come aborti terapeutici. Gli argomenti difensivi, invece, sono chiari e netti: gli aborti sono stati tutti di tipo terapeutico, previsti dalla legge; sono stati eseguiti in una struttura pubblica e dunque senza alcun vantaggio economico del ginecologo; le accuse, insomma, sono senza alcuna sussistenza. “Ci meravigliamo di come le accuse - spiega l’avvocato Mucci - non siano state supportate da alcuna consulenza tecnica sia pure di parte dell’accusa...”. Chiaro che la difesa non solo nominerà un consulente di parte, ma chiederà anche che venga effettuata, al momento opportuno, una perizia di ufficio. In maniera che ci siano tutte le garanzie per la difesa. E’ probabile che già fin da oggiMucci e Bisogno si presentino in procura dal pubblico ministero Sergio Sottani per mettersi a disposizione per un interrogatorio; davanti al magistrato, comunque e non davanti alla polizia giudiziaria. E intanto si sta preparando anche una memoria difensiva per dimostrare che tutte le accuse sono insussistenti. Già perché il ginecologo non solo è accusato di aborti clandestini, ma anche di ricettazione e peculato. Per una serie di oggetti (dalle farfalline per le flebo ai lettini ginecologici, dalle poltrone ai portapresidi, dalle siringhe monouso ai carrelli) che sarebbero provenienti da strutture pubbliche, dove sarebbero stati sottratti. Anche sotto questo profilo il ginecologo si difende, sostenendo che è materiale risalente a molti anni indietro quando lo studioera gestito con altri medici. Commenta l’avvocato Mucci: “Sono pienamente d’accordo con quanto ha dichiarato l’assessore regionale alla sanità Riommi e che, se ci trovassimo davanti ad un fatto provato, si tratterebbe di un caso particoalrmente grave. Se, però...”. L’Asl 2, chiaramente, ha aperto una inchiesta interna per far luce su vari aspetti di questa vicenda Il dottor Michele Saporito si è laureato all’Università di Perugia nel 1983 e quindi si è specializzato in Ginecologia ed Ostetricia nella stessa sede universitaria nel 1998. Lavora presso l’Asl 2 di Perugia dal 1987 prestando la propria opera sia all’ospedale di Città della Pieve che a quello di Castiglione del Lago come dirigente medico. Effettua attività libero professionale extramoenia nei propri ambulatori a Castiglione del Lago e a Chiusi. Oltre alle visite ostetrico-ginecologiche svolge anche ecografie ed ecodoppler fetali e, nello studio di Castiglione del Lago, effettua anche mammografie e mineralometria ossea computerizzata. Infine una curiosità: il dottor Saporito, nel tempo libero, segue per passione l’attività calcistica giovanile di alcune squadre locali
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"Così di nascosto hanno fatto morire
i miei due bambini"
La denuncia dell’albanese costretta a non diventare madre. Sotto accusa il ginecologo e il marito
Perugia, 25 maggio 2010 - "Ricordo che il mio convivente si presentava (nella stanza di ospedale, ndr) alle 17.30 piangendo e dicendomi che i bambini non stavano bene e quindi li avevo persi. Capivo che avevo perso i bambini da quello che mi aveva detto il mio convivente. Faccio presente che pur non capendo bene la lingua italiana sono in grado di capire il senso di un discorso e quando avrei capito, se qualcuno lo avesse detto, che i bambini stavano male e quindi avrei dovuto abortire. Credo che il mio convivente sia stato d’accordo con i dottori dell’ospedale per farmi abortire. Dico anche che il mio convivente non voleva che io portassi avanti la gravidanza in quanto prima di questi fatti mi diceva che non voleva bambini".
È in un pezzo di carta lo strazio di M., l’albanese di 24 anni che ha denunciato di essere stata sottoposta inconsapevolmente all’aborto dei suoi gemelli. Dietro a un freddo verbale di sommarie informazioni c’è il rammarico di una donna alla quale è stato negato di diventare mamma. Un fatto per il quale il medico, il dottor Michele Saporito, è indagato insieme al marito convivente della donna, Ljatif Miftari nell’ambito dell’inchiesta dei militari della salute che hanno contestato ad alcuni operatori sanitari anche l’accusa di peculato per aver prelevato dall’ospedale presidi medici poi ceduti o rivenduti al dottor Saporito.
Mersida racconta in particolare di essere rimasta incinta i primi giorni di novembre 2008 e di essere stata visitata per la prima volta il 17 gennaio 2009. In quell’occasione spiega che "i dottori asserivano che andava tutto bene". Il successivo 27 gennaio però il marito la riporta in ospedale "mi aveva detto che dovevo fare una seconda visita di controllo". Ma i dottori le dissero che non doveva mangiare nulla e la fecero stendere su un letto, assegnandole una stanza. Ad un certo punto però la vanno a prendere: "Mi portavano in un’altra stanza dove mi facevano distendere e mi inserivano un ago nel braccio sinistro per anestetizzarmi. Alle 10 mi svegliavo che ero ancora nel dormiveglia". E senza sapere che non c’era più vita dentro di lei.
"Alle 16 — racconta ancora — veniva un dottore che mi faceva un’altra puntura e dopo due ore mi faceva uscire". Secondo i carabinieri del Nas la giovane donna è stata costretta ad abortire contro la sua volontà perché non conosceva la lingua italiana e quindi le è stato fatto firmare il consenso informato senza l’ausilio di un interprete. Ma quello di Mersida non sarebbe l’unico aborto clandestino che viene imputato al dottor Saporito. C’è anche la vicenda di una donna alla quale sarebbe stato consigliato di recarsi al pronto soccorso lamentando perdite di sangue per poter praticare l’interruzione di gravidanza, senza l’osservanza delle modalità previste dalla legge di un’altra ragazza straniera che fu fatta abortire senza aspettare i sette giorni previsti. Quest’ultimo caso è stato ricostruito grazie alle intercettazioni telefoniche sulle utenze fisse e cellulari del medico inquisito.
La telefonata è del 18 settembre 2009 quando Saporito chiama il reparto di ginecologia dell’ospedale di Castiglione del Lago dove lavora e chiede "un’interruzione di gravidanza urgente... poi la visita anestesiologica poi la pigliamo di là... urgente... lei è dodici... è dodici settimane e sei giorni". Poi il medico si corregge: "No, aspetta con la storia che non si ricorda quando ha avuto le mestruzioni... però con l’ecografia è nove settimane e cinque giorni". Dalle telefonate spiate emerge uno spaccato sociale di continui ricorsi al professionista da parte di donne ma anche e spesso mariti e fidanzati o amanti che chiedono di praticare subito un’interruzione di gravidanza.
Erika Pontini
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CLINICA PROSPERIUS TIBERINO, INCHIESTA DEI NAS :ANZIANI USATI COME CAVIE, UMBRIA

Anziani usati come cavie in una clinica
dell’Umbria
domenica 22 maggio 2011
SANITOPOLI: INDAGATA la ex presidente della Regione LORENZETTI Maria Rita,Umbria.
Sanitopoli, indagata la ex presidente Lorenzetti
Già ascoltata, nega gli addebiti: «Atti legittimi»
I pm le contestano abuso d'ufficio e falso ideologico
di D.B. e F.M.
C’è anche il nome di Maria Rita Lorenzetti, dal 2000 al 2010 presidente della Regione Umbria, nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica di Perugia nota come «Sanitopoli». All’ex presidente, attualmente al vertice di Italferr, e ad altre persone che rivestivano responsabilità in Regione i pm contestano abuso d’ufficio e falso ideologico a proposito di alcune delibere che si occupavano di autorizzazioni richieste dalle Asl dell’Umbria all’esecutivo stesso.
Già interrogata L’ex presidente, come rende noto domenica mattina con una nota il suo avvocato, Luciano Ghirga, è stata già interrogata nei giorni scorsi dai pm perugini e in quella sede ha negato «ogni profilo di illecita del proprio operato e di quello dell’intera Giunta regionale». In più la Lorenzetti ha ribadito la «legittimità degli atti adottati e gli ottimi risultati della sanità umbra, correlati alle esigenze del bilancio regionale e ai servizi offerti». La notizia relativa alla Lorenzetti arriva in una giornata simbolica come quella di sabato, quando il mondo politico e sanitario della regione ha festeggiato l’apertura del nuovo ospedale unico della Media Valle del Tevere. In quella sede, particolare significato hanno assunto le parole dell’attuale presidente Catiuscia Marini che ha ringraziato proprio Lorenzetti e l’ex assessore alla Sanità Maurizio Rosi per la «visione e l’impegno» a proposito della realizzazione dell’opera.
Lorenzetti fiduciosa in magistratura «La ex presidente – ha spiegato ancora il suo difensore – nel mantenere un doveroso riserbo istruttorio manifesta la propria fiducia nell’operato degli organi inquirenti e ribadisce la propria estraneità a tutti i fatti che le sono stati contestati».
Interrogato anche Rosi All’ex presidente della Regione vengono contestati gli stessi reati per cui è stato indagato l’assessore Rosi: falso ideologico e abuso d’ufficio. Nelle scorse settimane anche l’ex assessore è stato ascoltato dai magistrati Sergio Sottani, Mario Formisano e dal procuratore Giacomo Fumu. E anche Rosi ha negato ogni addebito, affermando di aver agito in maniera trasparente e legale.
La delibera In particolare, le accuse che vengono rivolte a Maria Rita Lorenzetti sarebbero legate ad una delibera della Giunta regionale del marzo 2010 in cui sarebbero state decise assunzioni di molti medici e infermieri, nonché il trasferimento di Sandra Santoni dall’Asl 3 al Comune di Foligno. Nell’inchiesta sono già stati indagati a vario titolo tra gli altri il sindaco di Foligno, Nando Mismetti, l’ex capo di Gabinetto della governatrice Lorenzetti, Sandra Santoni, la dirigente della Asl 3 di Foligno, Gigliola Rosignoli, e il consigliere regionale Pd Luca Barberini. In tutto si tratterebbe di 18 indagati. Attorno alla posizione della ex presidente dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti vige il massimo riserbo.
sabato 24 luglio 2010
Arrestato Prof. Stefano Fiorucci, 52 anni,Gastroenterologo del S.Maria della Misericordia PERUGIA

Sanita': arrestato gastroenterologo a Perugia
L'inchiesta ha visto anche il deferimento di un medico ospedaliero e di tre biologi
Perugia, 20 giu. - Il responsabile dell'unità di ricerca della clinica di Gastroenterologia dell'Università degli Studi di Perugia, Stefano Fiorucci, 52 anni, è stato arrestato questa mattina dai carabinieri del Nas di Perugia a conclusione di una complessa attività investigativa nel settore sanitario. Si tratta dell'operazione “Ricercopoli” che oltre al gastroenterologo vede indagati anche un medico e tre biologi suoi collaboratori.
Il professionista deve rispondere del reato di peculato, per l'impiego di fondi pubblici per finalità diverse da quelle per i quali i finanziamenti risultano essere stati richiesti ed erogati, utilizzati per realizzare lavori scientifici rivelatisi falsi perchè - secondo l'accusa - fondati su manipolazioni di dati di laboratorio.
Contestato al medico anche il reato di truffa aggravata, per lo svolgimento di attività di consulenza e di direttore scientifico in società farmaceutiche, senza autorizzazione e per le quali il professionista avrebbe conseguito indebitamente assegni aggiuntivi arrecando un danno all'amministrazione. L'arresto è scattato nelle prime ore di questa mattina, su ordinanza di custodia cautelale in carcere, emessa dal gip di Perugia, Claudia Matteini, su richiesta del sostituto procuratore Sergio Sottani.
Le attività investigative, in particolare, hanno interessato i lavori scientifici che, dal 2000 ad oggi, Stefano Fiorucci ha fatto pubblicare su prestigiose riviste scientifiche. Il medico ed i tre biologi indagati per concorso negli stessi reati, avrebbero, secondo i NAS “prestato il proprio contributo nella produzione di finti originali da poter esibire alla commissione universitaria, istituita appositamente per la verifica delle pubblicazioni”.
R.R.
http://www.voceditalia.it/
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CRONACHE RICERCOPOLI: ARRESTATO IL GASTROENTEROLOGO FIORUCCI. SCANDALO A PERUGIA
Deferiti anche un medico ospedaliero e tre biologi. Avv. Bagianti “chiariremo tutto. Mai intascato un soldo”.
Umbria - 20/06/2008 14:56
Il mondo universitario e clinico perugino è sottosopra per l’arresto di questa mattina del professor Stefano Fiorucci, 52 anni, responsabile dell’Unità di ricerca della clinica di gastroenterologia. L’accusa nei confronti del luminare è di peculato, truffa e per aver svolto consulenza in una società farmaceutica privo della necessaria autorizzazione.
Ad arrestare il medico sono stati i Nas di Perugia (che hanno ribattezzato l’operazione “Ricercopoli”) su mandato del p.m. Sergio Sottani e ordinanza del gip Claudia Mattini. Al vaglio degli inquirenti alcuni lavori finanziati dal ministero dell’Università, dal fondo Europeo e da alcune aziende farmaceutiche. I dati dei lavori, secondo il pm, sarebbero stati falsificati al fine di ottenere così finanziamenti per più di 2 milioni di euro. 6 le perquisizioni effettuate dai militari che hanno posto sotto sequestro pc, notebook, pen drive e molti documenti. Domani il professore sarà ascoltato dal gip. L’avvocato Stefano Bagianti è il difensore di Fiorucci: “I fondi provenivano solo da aziende private. Il mio assistito non ha mai preso un soldo come emerge anche dagli accertamenti dei carabinieri che hanno esaminato i suoi conti correnti”
http://www.tuttoggi.info/a
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Il gastroenterologo arrestato, Stefano Fiorucci, si difende: mai preso soldi e i dati sono veri
Il commento del professor Garattini sulla vicenda punta l'indice contro il metodo con cui si assegnano i finanziamenti; il medico arrestato oggi davanti al Gip di Perugia
Il professor Stefano Fiorucci arrestato ieri dai carabinieri del Nas di Perugia nell'ambito dell'operazione “Ricercopoli” sostiene di non avere falsificato alcun dato alla base dei suoi lavori scientifici.
Stamattina sarà sentito dal gip per l'interrogatorio di garanzia e quindi dal pubblico ministero.
Fiorucci ha escluso qualsiasi fotomontaggio delle immagini scientifiche spiegando di averle scannerizzate solo per poterle utilizzare al meglio.
Poi una smentita che potrebbe anche sembrare una mezza ammissione: nega di avere sottratto denaro pubblico. “I fondi provenivano infatti - ha sostenuto - solo da aziende private". Ma quei soldi erano destinati al dipartimento universitario per il quale il medico lavora.
Fiorucci sostiene comunque che non si è messo un soldo in tasca come emergerebbe, secondo lui, anche dagli accertamenti svolti dagli stessi carabinieri che hanno esaminato a fondo suoi conti correnti.
Gli accertamenti svolti dai carabinieri del Nas hanno interessato lavori, basati su dati falsificati secondo l'ipotesi accusatoria, per i quali sono stati ottenuti finanziamenti per oltre due milioni di euro.
Uno di questi lavori è stato “incriminato" - hanno accertato gli investigatori - da una rivista scientifica e nel 2006 fatto ritirare per cattivo comportamento scientifico in ordine alla manipolazione di dati di laboratorio.
Nel corso delle indagini è stato accertata la presunta non veridicità di alcuni lavori scientifici, perchè anch'essi recanti dati di laboratorio ritenuti manipolati, ovvero "gel immagini" oggetto di operazioni di duplicazione elettronica o di fotomontaggio.
Sulla vicenda c’è da registrare il commento del farmacologo e direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano Silvio Garattini ( tuderte d'adozione) per il quale il problema centrale restano le modalità con cui i fondi per la ricerca vengono assegnati.
"Insieme a molti altri ricercatori - ha concluso Garattini - abbiamo infatti da tempo chiesto che ci sia finalmente una valutazione di merito e che i soldi vengano distribuiti sulla base di graduatorie e sottoponendo preventivamente i progetti alla valutazione di gruppi di esperti internazionali".
http://www.iltamtam.it/Gen
lunedì 12 luglio 2010
Pasqualino Ciappetta, ex primario dell'Ospedale di terni è stato arrestato sulla gestione della sanità pugliese


Appalti nella sanità / ARRESTATO EX-PRIMARIO DELL’OSPEDALE DI TERNI
giovedì, aprile 8, 2010
By Web & Books
Pasqualino Ciappetta, docente ordinario di neurochirurgia dell’Università di Bari, ex primario dell’Ospedale Santa Maria di Terni è stato arrestato nell’ambito di una delle indagini della Procura di Bari sulla gestione della sanità pugliese. Come si ricorderà, il filone d’inchiesta nacque, qualche tempo fa, dalle dichiarazioni relative a giri di tangenti e di escort, rilasciate dell’imprenditore Gianpaolo Tarantini. Le accuse mosse a Ciappetta dallo stesso Tarantini sono legate ad una serie di “favori” pretesi dal neurochirurgo: dai viaggi per sé e per la sua famiglia, all’auto con autista fino alla spesa (con cifre pesanti) pagata da un costoso salumiere. Al professor Ciappetta gli inquirenti contestano i reati di corruzione, turbativa d’asta, falsificazione ideologica di atti pubblici e truffa aggravata in danno della pubblica amministrazione. Inoltre, pur avendo un contratto a tempo pieno con l’Azienda Policlinico di Bari e l’Università di Bari, svolgeva attività professionale in strutture sanitarie diverse. Ebbene, l’oncologo non era nuovo a comportamenti simili. In una nota emessa dalla Procura di Bari si legge infatti che “in relazione ad una analoga condotta posta in essere durante lo svolgimento dell’attività di primario presso l’ospedale Santa Maria di Terni, stigmatizzata dalla sezione umbra della Corte dei Conti”, Ciappetta “era stato già condannato al pagamento della somma di circa 121.000 euro per danno patrimoniale nei confronti dell’azienda ospedaliera e dell’Università degli studi di Perugia”.
L’inchiesta, coordinata dal pm Giuseppe Scelsi, è nata dalle dichiarazioni dell’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini che ha rilasciato dichiarazioni accusatorie nei confronti di Ciappetta dicendo di aver subito pressioni dal neurochirurgo al quale avrebbe fatto una serie di favori.
Il primario si trova agli arresti domiciliari in attesa di essere interrogato dal pool della procura che si occupa dei reati della sanità composto dai pubblici ministeri Scelsi, Angelillis e Pontassuglia.
Secondo fonti non ancora confermate potrebbero essere imminenti altri arresti.
ORE 11:30 - ECCO I REATI CONTESTATI
Stando all’ordinanza di custodia cautelare, il prof. Ciappetta viene accusato dalla procura di concorso continuato in corruzione, concussione, turbativa d’asta, truffa e falso materiale e ideologico.
ORE 12:37 – AL MEDICO SEQUESTRATI BENI E PROPRIETA’
Nei confronti del medico, in relazione agli utili ottenuti illecitamente, è stato eseguito anche il sequestro preventivo di beni e somme di denaro di cui risulta intestatario “ai fini dell’eventuale successiva confisca per equivalente prevista dalla legge”. Dalle indagini è emerso inoltre che Ciappetta, nonostante avesse sottoscritto un contratto a tempo pieno con l’Azienda Policlinico di Bari e l’Università di Bari, svolgeva attività professionale in strutture sanitarie diverse dal policlinico operando, in particolare nei fine settimana, presso la clinica ‘Villa del Rosario’ di Roma.
Nella nota della Procura si aggiunge che “in relazione ad una analoga condotta posta in essere durante lo svolgimento dell’attività di primario presso l’ospedale Santa Maria di Terni, stigmatizzata dalla sezione umbra della Corte dei Conti”, Ciappetta “era stato già condannato al pagamento della somma di circa 121.000 euro per danno patrimoniale nei confronti dell’azienda ospedaliera e dell’Università degli studi di Perugia”.
ORE 13:42 – VIAGGI, AUTO E CONTI DAL SALUMIERE PER «INGRAZIARSI» CIAPPETTA
Viaggi per se’ e per la sua famiglia, auto con autista e spesa (con cifre pesanti) pagata da un costoso salumiere: erano queste le utilità che – secondo l’accusa – il primario di neurochirurgia del Policlinico di Bari, Pasqualino Ciappetta, ha ottenuto dall’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini. Ciappetta è da questa mattina agli arresti domiciliari con l’accusa di concussione, corruzione, turbativa d’asta, falso ideologico e truffa.
Al medico sono stati sequestrati beni e somme per 167mila euro circa, un Audi A8 e la quota di un immobile romano. Nell’indagine sono invece indagati a piede libero per corruzione i fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini, che hanno collaborato con i pubblici ministeri Eugenia Pontassuglia, Giuseppe Scelsi e Ciro Angelillis. I fatti contestati fanno riferimento al periodo compreso tra il 2006 e il 2009, anni in cui Tarantini si è aggiudicato la fornitura di strumentari all’unità operativa di neurochirurgia diretta da Ciappetta.
La scelta dei dispositivi forniti dall’imprenditore avveniva, secondo la Procura, sulla base di una dichiarazione di infungibilità e insostituibilità della fornitura, costituita essenzialmente da costosi stabilizzatori vertebrali. Il reato di concussione (relativo al 2006 sarebbe stato compiuto da Ciappetta ai danni della società Mirmex, che recentemente ha acquistato la Tecnohospital della famiglia Tarantini. Rappresentanti della Mirmex – secondo l’accusa – sono stati costretti da Ciappetta a pagare al medico e a sua moglie un viaggio per assistere a un convegno in Giappone del valore di 7-10mila euro. In cambio la società si è aggiudicata la fornitura di strumentari chirurgici.
La presunta truffa compiuta da Ciappetta ai danni del Policlinico di Bari è invece stimata in circa 167mila euro (lo stesso valore dei beni sequestrati): il medico, nonostante avesse un contratto in esclusiva e a tempo pieno con l’azienda ospedaliera barese, operava anche nei fine settimana in una clinica romana.
S.M. (Parziale fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno)
Chi è il prof. Pasqualino Ciappetta
Il Prof. PASQUALINO CIAPPETTA si è laureato alla Università degli Studi di Roma La Sapienza nel 1974
-Ha conseguito la Specializzazione in Neurochirurgia nel 1978.
- Ha lavorato all'Ospedale Di Venere di Bari - Carbonara dal 1976 al 1980, anno in cui si è trasferito all'Università degli Studi di Roma La Sapienza nella Cattedra di Neurotraumatologia.
- Nel 1999 ha conseguito l'idoneità nazionale di Professore Associato ed è stato chiamato dall'Università degli Studi di Perugia.
- Nel 2000 ha conseguito l'idoneità di Professore Ordinario e nel 2001 è stato chiamato come Professore Ordinario di Neurochirurgia dall'Università degli Studi di Perugia.
- Nel 2004 ha vinto il concorso per trasferimento alla Cattedra di Neurochirurgia dell'Università degli Studi di Bari dove ha anche il ruolo di Responsabile della U.O.C. di Neurochirurgia.
- Dal 2006 è membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Neurochirurgia
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