Questo Blog nasce per dare una VERA GIUSTIZIA a tutte le vittime dei camici bianchi... al MIO AMATISSIMO GERARDO (clicca qui) ed a tutti i Nostri ANGELI...
Forse visti gli andazzi della "giustizia" italiana.. non potremmo mai dire GIUSTIZIA E' FATTA, e pertanto affinché non vi siano più altri Agnelli mandati al Macello.. memorizzate i nomi e riguardatevi il vostro unico Bene Prezioso = la VITA!!
a noi resta la Coscienza in Pace di aver avvisato
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sabato 14 aprile 2012

Condannati Antonio LEGGIO e Vincenzo CATUCCI, policlinico di Bari


Dr.Vincenzo CATUCCI

Medico Chirurgia Pediatrica
Ospedale Giovanni XXIII Bari























Prof. Antonio LEGGIO
Direttore Chirurgia Pediatrica
Ospedale Giovanni XXIII Bari














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MALASANITA' E GIUSTIZIA LUMACA

Policlinico condannato ma non paga
Niente cure per un 15enne cieco

Ragazzo diventa non vedente dopo il parto
i genitori ancora in attesa del risarcimento

I genitori: Silvana Scagliola e Domenico Bellino

I genitori: Silvana Scagliola e Domenico Bellino

BARI - La storia di Raffaello inizia 15 anni fa. Quando due settimane dopo la sua nascita fu colpito da un arresto cardiocircolatorio. Accadde al Policlinico mentre i medici lo stavano preparando per una urografia (poi mai avvenuta) per controllare il funzionamento dei reni: il suo cuoricino smise di battere all’improvviso. «Mentre il personale medico presente nella stessa stanza - accusa la madre - non si accorse di nulla. Ero costretta a stare fuori, ma non sentivo il mio bambino piangere e in preda al panico entrai nel laboratorio e vidi Raffaelo cianotico, muoveva appena le manine. Urlai con tutto il fiato che avevo in gola e solo allora i medici si avvicinarono a mio figlio per soccorrerlo». Seguirono le fasi concitate della rianimazione e passarono lunghi minuti. Minuti fatali che cambiarono per sempre la vita del piccolo: riportò un grave deficit psicomotorio e una cecità completa. Ora vive su una sedia a rotelle e i suoi genitori, Silvana Scagliola e Domenico Bellino, lo assistono 24 ore su 24. Ma Raffaello ha bisogno di sottoporsi a delicati interventi chirurgici ortopedici e a lunghi percorsi riabilitativi affinché la sua situazione non peggiori. Perché dalla sedia a rotelle non potrà alzarsi mai più. Le cure sono costosissime e non convenzionate dall’Asl e il ragazzino avrebbe potuto già iniziarle se fossero arrivati i soldi del risarcimento danni da tempo stabilito e quantificato dai giudici.

Perché dopo 12 anni di calvario la terza sezione civile del Tribunale di Bari il 27 giugno dello scorso anno ha emesso la sentenza di primo grado condannando il Policlinico e i due medici tirati in ballo nel corso del procedimento civile, il professor Antonio Leggio e il dottor Vincenzo Catucci, a pagare il danno subito dal ragazzo: un milione e 400mila euro e 94mila euro per ciascun genitore. Il denaro ad oggi, dieci mesi dopo, non è ancora stato corrisposto. La sentenza di condanna in sede civile (subito esecutiva) dell’azienda ospedaliera e dei due professionisti, non entrando nel merito di eventuali negligenze, ruota intorno al mancato consenso dei genitori ad effettuare quella tipologia di esami clinici ai quali il piccolo fu in parte sottoposto. «Ulteriore e non marginale profilo di responsabilità dei convenuti - scrivono i giudici - deve ravvisarsi nella acclarata violazione dell’obbligo di informazione dei genitori dei piccolo paziente. L’obbligo di informare esaurientemente il paziente circa la natura e le possibili conseguenze di un trattamento terapeutico, viene ascritto alla generale categoria dell’obbligazione, sanzionandone dunque la violazione».

E sulla questione sollevata dai genitori sul perché nessuno si sia accorto che il piccolo era in preda ad un attacco cardiaco i giudici aggiungono:«Appare legittimo chiedersi come mai solo la mamma del bambino si accorgeva, entrando, che lo stesso stava male se nella stanza l’infermiera aveva dichiarato che era presente anche il dottor Catucci. E se, come sostenuto dai sanitari, negli attimi successivi all’incannulamento il neonato andava subito incontro ad un arresto respiratorio come mai il piccolo Raffaello aveva tutto il tempo di divenire cianotico, con cute marezzata e livida se i soccorsi erano stati immediati. Appare dunque plausibile ritenere che il piccolo fosse stato lasciato solo immediatamente dopo l’operazione di incannulamento e che durante la somministrazione della flebo si sia verificata la crisi respiratoria nella totale assenza di assistenza medica e sorveglianza».

Dopo la sentenza i medici e l’azienda ospedaliera hanno presentato appello e una richiesta di inibitoria. Vale a dire un’istanza di sospensione della esecutività della sentenza: istanza che è stata respinta dai giudici della seconda sezione civile della corte di Appello. Ma, nonostante una sentenza di condanna e il rigetto dell’inibitoria, i genitori di Raffaello non hanno ancora ricevuto il risarcimento. Ma c’è di più. «Attualmente è in corso il processo di appello - spiega l’avvocato Domenico Maggiore che assiste i genitori di Raffaello - e la prossima udienza è stata fissata al 28 ottobre 2016». In aula dunque si tornerà tra 4 anni. «La salute del ragazzo peggiora di giorno in giorno - spiega l’avvocato - e le cure e i percorsi riabilitativi sono più che mai necessari, ma il risarcimento non è stato ancora corrisposto». E Raffaello aspetta.

Angela Balenzano
13 aprile 2012

Fonte

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Malasanità, cieco e su sedia a rotelle per errore medico: Policlinico non paga il risarcimento

(13 aprile 2012) BARI – Un calvario lungo 15 anni. Una sentenza emessa lo scorso 27 giugno che prevede un risarcimento dal Policlinico barese pari a un milione e 494mila euro per ciascun genitore. Somma non ancora corrisposta. È questa la storia anzi la vita di Raffaello affetto da cecità permanente e costretto su una sedia a rotelle, in seguito a un arresto cardiocircolatorio a sole due settimane dalla sua nascita, per il quale, i medici, secondo l’accusa, non sarebbero prontamente intervenuti.

Il piccolo Raffaello, a soli 15 giorni di vita, doveva fare un’urografia. Mentre i medici lo preparavano, improvvisamente si verificò l’arresto cardiocircolatorio. La mamma, Silvana Scagliola, accusa i medici di non essersene accorti e di essere intervenuti solo quando lei entrò in stanza vedendo il piccolo divenire cianotico. Soccorsi non sufficienti o forse non tempestivi. Da allora Raffaello è cieco, è sulla sedia a rotelle ed è continuamente assistito dai suoi genitori. Necessita di cure non convenzionate dall’Asl e ovviamente costose, ma anche di sottoporsi a interventi chirurgici ortopedici e percorsi riabilitativi per consentirgli una vita “migliore”.

Servono soldi per garantire questo futuro a Raffaello. Denaro che i genitori potrebbero avere e utilizzare se venisse dato loro il risarcimento danni stabilito durante la sentenza di primo grado emessa lo scorso giugno.

Un milione e 494mila euro per la madre e la stessa somma per il padre, questo il risarcimento quantificato dai giudici. Una somma mai giunta ai genitori del 15enne. Dopo la sentenza i medici e l’azienda ospedaliera hanno presentato appello e una richiesta di inibitoria, ossia un’istanza di sospensione della esecutività della sentenza. Istanza che, poi, è stata respinta dai giudici della seconda sezione civile della corte di Appello. Ma dei soldi ancora nessuna traccia.

C’è un altro “piccolo” particolare da considerare. La prossima udienza del processo di appello è fissata al 28 ottobre 2016. Fra “soli” quattro anni si discuterà nuovamente di questo caso. Nel frattempo le condizioni di salute di Raffaello peggiorano e del risarcimento che gli spetta nemmeno l’ombra.

Elena Defilippis

FONTE

sabato 8 ottobre 2011

Rinviato a Giudizio TRICARICO DOMENICO San Giovanni XXIII BARI

Bari: bimbo mori' per meningite non diagnosticata, medico rinviato a giudizio


Bari, 6 ott. - (Adnkronos) - Il gup del Tribunale di Bari, Michele Parisi, ha rinviato a giudizio il medico del pronto soccorso dell'ospedale pediatrico Giovanni XXIII, Domenico Tricarico, 50 anni, accusato per l'omicidio colposo di un piccolo paziente di appena 17 mesi. I fatti risalgono al 24 marzo del 2010 quando i genitori del piccolo Marco Gabriele si recarono all'ospedaletto di Bari perche' il loro bimbo aveva febbre alta, oltre i 39 gradi, e persistente. Al pronto soccorso il bimbo venne visitato dal medico di turno, Tricarico, che gli diagnostico' una semplice influenza e lo mando' a casa.

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Non diagnosticò una meningite
pediatra a giudizio a Bari


Domenico Tricarico, in servizio al pronto soccorso del Giovanni XXIII, è accusato di omicidio colposo. Il piccolo di 17 mesi fu visitato e rimandato a casa

Il gup del Tribunale di Bari Michele Parisi ha rinviato a giudizio per omicidio colposo il medico Domenico Tricarico, di 50 anni, per la morte per meningite del piccolo Marco Gabriele Catalano, di 17 mesi. Il processo comincerà il 12 gennaio 2012 dinanzi al tribunale di Bari. I genitori del piccolo si sono costituiti parte civile.

Secondo le indagini del pm Emanuele De Maria, il medico, in servizio al pronto soccorso dell'ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, aveva visitato il piccolo, con febbre oltre i 39 gradi e con eruzioni cutanee su viso e addome, diagnosticandogli un'influenza stagionale e rimandandolo a casa. Ma il bambino, dopo poco più di 24 ore, morì per meningite fulminante.
I fatti risalgono al 24 marzo 2010. Secondo l'accusa, il medico avrebbe omesso "di eseguire anamnesi ed esame obiettivo approfonditi, incorrendo in errore diagnostico

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Non diagnosticò una meningite
Pediatra barese alla sbarra

L'errore causò la morte di un neonato di soli 17 mesi
Il pm:«Ometteva di praticare in tempo adeguate terapie»

BARI - Il gup del Tribunale di Bari, Michele Parisi, ha rinviato a giudizio il medico pediatra del pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII, Domenico Tricarico, 50 anni, accusato dell’omicidio colposo di un piccolo paziente di 17 mesi.

LA VICENDA - I fatti risalgono al 24 marzo del 2010 quando i genitori del piccolo Marco Gabriele si recano all’ospedaletto perché il loro bimbo ha febbre alta, oltre i 39 gradi, e persistente. Al pronto soccorso il bimbo viene visitato dal medico di turno, Tricarico, che gli diagnostica una semplice influenza e lo manda a casa. Il 25 marzo alle 18 il piccolo muore ad Acquaviva delle Fonti. I medici legali diranno poi che si trattava di meningite non diagnosticata e non di comune febbre influenzale. Il medico del pronto soccorso è accusato di aver omesso «di eseguire anamnesi ed esame obiettivo approfonditi, incorrendo in errore diagnostico». Ometteva, inoltre, «di disporne il ricovero e di eseguire o disporre controlli ed accertamenti di laboratorio e strumentali che avrebbero consentito di addivenire ad una corretta diagnosi e di praticare tempestivamente adeguate terapie».

FONTE

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Bimbo morto di meningite: rinviato a giudizio il medico
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Bimbo morto di meningite: rinviato a giudizio il medico
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Bimbo morto di meningite: rinviato a giudizio il medico
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Bimbo morto di meningite: rinviato a giudizio il medico
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Bimbo morto di meningite: rinviato a giudizio il medico
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Bimbo morto di meningite: rinviato a giudizio il medico
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Non diagnosticò meningite a un „bimbo,

medico rinviato a giudizio

Marco Gabriele Catalano, di 17 mesi, ma non eseguì esami più approfonditi, scambiando i

sintomi della menigite per un'influenza stagionale“

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E' stato rinviato a giudizio per la morte del piccoli Marco Gabriele Catalano, il bimbo di 17 mesi morto di meningite il 24 marzo 2010, il medico Domenico Tricarico, 50 anni.

Quel giorno Tricarico era in servizio presso il pronto soccorso dell'ospedale pediatrico Giovanni XXIII, e visitò il piccolo Marco, che aveva la febbre oltre i 39 gradi e presentava eruzioni cutanee su viso e all'addome. Il medico lo rimandò acasadiagnosticandoli una banale influenza stagionale, senza compiere quegli accertamenti specifici che gli avrebbero permesso di distinguere i sintomi della meningite.

Il processo comincerà il 12 gennaio 2012 dinanzi al tribunale di Bari. I genitori del piccolo si sono costituiti parte civile

FONTE

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martedì 14 giugno 2011

CONDANNATO GIUSEPPE SCUPOLA, 4 mesi, Tricase

Iniezione contro volontà della donna, medico condannato

Quattro mesi di reclusione inflitti ad un medico di Specchia per violenza privata. La donna, sua domestica, fu ricoverata in rianimazione a Tricase. Inizialmente s'era proceduto per lesioni colpose

Il pronto soccorso del "Panico" di Tricase. Qui fu condotta la donna, dopo il malore.
TRICASE – Quattro mesi di reclusione ed il risarcimento dei danni alla parte civile, oltre ad una provvisionale di mille e 200 euro. E’ questa la condanna inflitta ad un medico di Specchia, Giuseppe Scupola, dal giudice del Tribunale di Tricase, Maria Pia Verderosa. Inzialmente si era proceduto per lesioni dolose, ma il Tribunale ha riqualificato il reato in violenza privata. Il medico è stato trascinato davanti al giudice da una sua ex domestica, a causa di alcune infiltrazioni di Depo Medrol (a base di cortisone) che le avrebbero provocato l’effetto contrario a quello desiderato, tanto da finire in rianimazione. La donna, Cinzia Greco, era difesa dall’avvocato Cosimo Casaluci, il medico dal legale Angelo Pallara.

I fatti risalgono al settembre 2007. Secondo quanto esposto dalla presunta vittima, il 14 settembre di quell’anno, il medico, su richiesta della stessa donna, all’epoca domestica presso l’abitazione del professionista, le fece un’infiltrazione sottopelle per un dolore alla mano. Ma subito dopo, la donna avrebbe accusato un dolore tale, da culminare nella perdita temporanea della funzionalità dell’intero braccio sinistro. Il giorno successivo, dopo una notte trascorsa tra i dolori, intorno alle 8,30, la domestica si recò comunque al lavoro.

Il medico l’avrebbe rassicurata, dicendole di non preoccuparsi, spiegandole che si sarebbe trattato di un problema di cervicale e che un’altra infiltrazione le avrebbe fatto passare ogni problema. La colf si sarebbe però rifiutata, dopo le vicissitudini patite, ma, intorno alle 11 di quello stesso mattino, secondo quanto da lei esposto nella denuncia, il medico si sarebbe riproposto di visitarla.

Ma a quel punto, la donna, che era di spalle, poiché stava pulendo alcune verdure, dopo aver ribadito di non volere altre infiltrazioni, ne avrebbe comunque subita una contro la sua volontà, tra il collo e la spalla. E dopo di ciò, un malore, tanto che lo stesso professionista, insieme alla moglie, la soccorsero, conducendola nel pronto soccorso di Tricase. I sintomi: tachiaritmia, mancanza di respiro, dolore forte al petto.

Presso l’ospedale “Cardinale Panico”, i sanitari, dopo una tac d’urgenza, diagnosticarono uno pneumotorace iatrogeno. L’infiltrazione che l’ex domestica sostiene di non aver mai richiesto, le avrebbe procurato una lesione al polmone. Condotta in rianimazione, vi rimase per quattro giorni. Altri dieci giorni nel reparto specialistico, prima di essere dimessa.

Il dottor Antonio Carusi di Brindisi, consulente incaricato dal pm che aveva in mano il fascicolo, Maria Consolata Moschettini, ha evidenziato la responsabilità del medico nella praticare l’infiltrazione. I testi (consulente di parte della donna, due medici ed altre persone) hanno confermato la dinamica dei fatti, rispetto a quanto evidenziato dalla donna nella sua denuncia. Il consulente della difesa, Alberto Tortorella, da parte sua, non avrebbe a sua volta escluso lo pneumotorace iatrogeno. Questa mattina, dunque, la sentenza. Le motivazioni della condanna saranno depositate entro 60 giorni.
(martedì 14 giugno 2011)

domenica 22 maggio 2011

CONDANNATO PER ABUSI SESSUALI SU MINORE IL NUTRIZIONISTA ANTONIO LOSAVIO , TARANTO


TARANTO - Carcere, interdizione e risarcimento. Il tribunale (presidente Michele Petrangelo, a latere Vilma Gilli e Simone Orazio) ha condannato a 6 anni di reclusione Antonio Losavio, di 41 anni, medico nutrizionista, sottoposto agli arresti domiciliari nel febbraio del 2005, e a 3 anni e 8 mesi Luca Ettorre, 33 anni, commercialista, finiti sotto processo con l’accusa di abusi sessuali ai danni di una ragazza di Massafra che all'epoca dei fatti aveva 16 anni.

Il sostituto procuratore Mariano Buccoliero aveva chiesto invece di condannare Losavio a 5 anni e 4 mesi di reclusione e Ettorre a 4 anni.

Il tribunale ha disposto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per Losavio e di 5 anni per Ettorre, condannando entrambi al pagamento in solido di una provvisionale di 50mila euro alla parte civile, rappresentata dall’avvocato Ignazio Dragone, demandando poi in altra sede la quantificazione del risarcimento.

Stando a quanto ricostruito dalla pubblica accusa, la vittima si era rivolta a Losavio per sottoporsi ad una dieta in quanto assillata da qualche chilo di troppo. Dalle dichiarazioni della giovane, è emerso che il medico era riuscito a instaurare con lei una relazione molto particolare, contrassegnata da rapporti sessuali che sarebbero avvenuti all’interno di una nota clinica privata di Taranto, e anche da violenze fisiche, compiute in alcuni casi con l’utilizzo di un laser medico, col quale il professionista avrebbe provocato leggere ustioni sul corpo della malcapitata. Ma la ragazza parlò anche di rapporti sessuali di gruppo, tirando in ballo l’amico del medico.

Il provvedimento restrittivo, firmato dal giudice delle indagini preliminari Michele Ancona, fu eseguito dai carabinieri della compagnia di Massafra.

Il dietologo ha ammesso di aver avuto una relazione con la ragazza, negando l’accusa di violenza. Una versione dei fatti resa alla vigilia dell’avviso di chiusura delle indagini preliminari.

La vittima ha raccontato agli investigatori e al pubblico ministero Mariano Buccoliero di essere stata lusingata, all’inizio, dalle attenzioni del nutrizionista, dai modi raffinati, colti, dal suo bell’aspetto. L’uomo si sarebbe velocemente inserito nella vita privata della ragazza cercando di sapere tutto di lei e di controllare ogni sua mossa. La psicologa ha evidenziato una "immaturità di giudizio fisiologica" nella vittima, costretta ad allacciare una relazione non paritaria, nella quale hanno giocato un ruolo determinante innanzitutto l’induzione, la persuasione e la distanza generazionale. Ma si fa espresso riferimento anche all’uso della coercizione e della forza.

I genitori della ragazza hanno annunciato che il risarcimento sarà devoluto in beneficienza al Telefono Rosa. I due imputati sono stati assistiti dagli avvocati Fausto Soggia, Carlo e Claudio Petrone mentre la clinica ove si sarebbe verificata la violenza, citata quale responsabile civile, è stata rappresentata dagli avvocati Cesare Mattesi e Raffaele Errico.

domenica 12 settembre 2010

CONDANNATO IGNONE GIANFRANCO e STORELLI ANTONIO, OSPEDALE PERRINO DI BRINDISI

RIPORTO INTEGRALMENTE LA TESTIMONIANZA DI NATOLI GIOVANNI:

Lo scorso 17/04/2009 é stata confermata la condanna per omicidio colposo ad 8 mesi pena sospesa presso la Suprema Corte di Cassazione, l'attuale primario IGNONE GIANFRANCO(nella foto) e STORELLI ANTONIO, per aver cagionato la morte di NATOLI NICOLA 57 anni il 23/08/1995 a BRINDISI.

Per aver eseguito il test ergometrico, (10 giorni dall'infarto) per ben due giorni consecutivi, nonostante fossero controindicate sulle linee guida.

Loro giocano con la vita degli altri perchè pensano di poterla fare franca, molta gente non comprende d'aver perso un parente per colpa loro, altri si scoraggiano a dover affrontare processi per anni, sù e giù per i tribunali, poi c'è la percentuale di quelli che riescono a "convincere" giudici o periti della loro "innocenza "!!

Vorrei spendere due parole per gli INCORRUTTIBILI Periti nominati dal Giudice la d.ssa LEA CINZIA CAPRIOLI ed il dr. MASSIMO ROCCHI, GRAZIE siete GRANDI, In Questa ITALIA a mio parere ci vorrebbero molti più medici come voi, GRAZIE!!


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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, CONFERMA LA CONDANNA DEI SU CITATI "medici"(clicca su leggi la sentenza) MA NONOSTANTE TUTTO I RESPONSABILI DELLA MORTE DI NICOLA NATOLI , SONO ANCORA IN OSPEDALE COME SE NULLA FOSSE ACCADUTO!!
PRETENDIAMO CHE LE LEGGI AMMINISTRATIVE VENGANO IMMEDIATAMENTE APPLICATE E QUESTI VENGANO ALLONTANATI DAI NOSOCOMI!!
I DIRIGENTI SANITARI AFFERMANO CHE IN CORSO DI INDAGINE O SENZA UNA CHIUSURA DEL PROCESSO NON POSSONO INTERVENIRE FIN QUANDO LA VERITA' MA SOPRATTUTTO LA RESPONSABILITA' NON SIA ACCERTATA!!
BENE QUI SI E' CONCLUSO TUTTO CON LA CASSAZIONE!! PERCHE' NON VENGONO ALLONTANATI?? PERCHE' NON VENGONO SOSPESI? PERCHE' NON SI APPLICA L'ART. 36 DEL CCNL SANITA' ?
APPARTENENZA? CORRUZIONE? POTERE? COSA???

domenica 1 agosto 2010

RINVIATI A GIUDIZIO D'ADDARIO BARTOLOMEO , BINO GAETANO, SONO IN 19 RINVIATI , TARANTO

Taranto, truffa del farmaco In 19 rinviati a giudizio


TARANTO (6 luglio) - Il giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Taranto Valeria Ingenito ha rinviato a giudizio 19 persone, tra medici e farmacisti, accusati di aver falsificato decine di ricette mediche, apponendovi fustelle già spesate, oggetto di furto, e rimborsate due volte dall'Azienda sanitaria locale Taranto 1.
Diversi imputati furono sottoposti a misure restrittive nel 2007: tra questi il farmacista
Bartolomeo D'Addario e il medico Gaetano Bino, ex sindaco di Lizzano (Taranto). A vario titolo sono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa, ricettazione, furto falso materiale e ideologico. Il processo inizierà il 7 ottobre prossimo.

venerdì 30 luglio 2010

CONDANNATI LOGRIECO GAETANO,direttore Chirurgia generale MIULLI


Bari. Medico condannato per omicidio colposo, causò la morte di un uomo


Gaetano Logrieco, direttore dell’unità operativa di chirurgia generale dell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari), è stato condannato per omicidio colposo dal gup del tribunale di Bari, Giuseppe De Benedictis. Il medico è accusato di aver “cagionato per colpa professionale (dovuta a imprudenza e negligenza) la morte” di un uomo di 41 anni.

Sono stati invece assolti gli altri due chirurghi indagati, Michele Vittorio Serini e Patrizia Liguori. L’uomo era stato ricoverato l’11 novembre 2006 per l’asportazione di un ascesso splenico. Quattro giorni dopo era stato sottoposto a un primo intervento chirurgico per l’asportazione della milza.

Sulla base di una “diagnosi superficiale” i medici, secondo l’accusa, avrebbero sbagliato anche la scelta della tecnica chirurgica da seguire. Con l’aggravarsi delle condizioni, il 41enne fu sottoposto, il 20 novembre, a un secondo intervento chirurgico con le stesse modalità. Dopo pochi giorni, la morte dell’uomo.

9 aprile 2010 | 21:20

FONTE

Attualmente ancora al Miulli

http://www.miulli.it/privacy/privacy.asp


martedì 27 luglio 2010

CONDANNATO IL PROF. GIOVANNI PIAZZOLA,2 anni(indulto) I radiologi, SCELZI ,RUGGIERO-TUPPUTI, BARLETTA

Paziente ucciso da un ascesso alla gola, medico condannato a Barletta

Il tribunale di Barletta ha condannato a due anni Giovanni Piazzolla, primario di otorinolaringoiatria

L'ospedale Dimiccoli di Barletta

L'ospedale Dimiccoli di Barletta

BARLETTA — Un intervento alla go la, eseguito in maniera tempestiva, avrebbe potuto salvargli la vita. E, in vece, questo non avvenne e Pietro To disco, un commerciante di 39 anni di Barletta, morì per insufficienza respi ratoria acuta dovuta ad un ascesso alla gola, nel febbraio 2005. Per questo il tribunale monocratico di Barletta ha condannato a due anni (coperti da in­dulto) Giovanni Piazzolla, il primario di otorinolaringoiatria dell’ospedale di Barletta, accusato di omicidio colpo so e falso ideologico. Todisco si era presentato al «Dimic coli » con un forte mal di gola. Ma una settimana dopo il ricovero, morì.

Il pm Giuseppe Maralfa chiese il rinvio a giudizio per tre medici: oltre che per Piazzolla, anche per i due radiologi, Scelzi e Ruggiero Tupputi, che avreb bero dovuto eseguire gli esami preli­minari per capire che cosa l’uomo avesse alla gola. Le tac furono esegui te, ma non consegnate all’otorino, mo tivo per cui Scelzi e Tupputi sono già stati condannati con il rito abbreviato nel novembre 2006, rispettivamente, a otto e dieci mesi di reclusione. Piaz zolla aveva invece scelto il rito ordina rio ed è stato condannato anche per falso ideologico perché avrebbe ag giunto delle annotazione alla cartella clinica del paziente a decesso già avve nuto per sviare le sue responsabilità.

Carmen Carbonara
30 novembre 2009


FONTE

venerdì 23 luglio 2010

Condannato "Primario" ALESSANDRO BESOZZI, 10 m. INNOCENZO SBLENDORIO 6 m,Osp. MIULLI BARI (pene sospese).. ANCORA IN OSPEDALE!!


29-09-2009 Bari, muore per dimagrire

Condannati due medici con l'accusa di omicidio colposo

BARI. Il gup del tribunale di Bari, Antonio Lovecchio, ha condannato per omicidio colposo due medici ritenuti responsabili della morte di Renato Convertini, 34 anni, che si era sottoposto ad un intervento chirurgico di gastroplastica verticale per dimagrire in quanto affetto da obesità patologica grave.

La morte risale al 26 novembre 2004 e avvenne nell'ospedale 'Miulli' di Acquaviva delle Fonti (Bari), dove l'uomo fu operato per tre volte in sei giorni. I chirurghi condannati con rito abbreviato sono il primario di chirurgia del 'Miulli', Alessandro Besozzi, che operò Convertini, e Innocenzo Sblendorio, medico reperibile del reparto di chirurgica generale in cui il paziente era in degenza post-operatoria.

Besozzi è stato condannato a dieci mesi di reclusione, Sblendorio a sei. Sono stati invece assolti altri due chirurghi: Vito Lanza e Michele Selvaggiuolo. Convertini fu operato la prima volta il 18 novembre 2004. Secondo l'accusa, l'intervento in videolaparoscopia determinò una 'lesione iatrogena vascolare meseteriale', che indusse il chirurgo che aveva eseguito l'intervento, Besozzi, a operare nuovamente il paziente nella tarda serata dello stesso giorno assieme a Lanza.

Nel secondo intervento - secondo la procura - fu provocata al paziente una doppia perforazione ileale causata da una manovra non corretta di posizionamento dei tubi di drenaggio. Dopo che l'uomo era stato trasferito in chirurgia generale, i medici reperibili (Selvaggiuolo e Sblendorio), nonostante le condizioni del paziente peggiorassero, tennero - secondo l'accusa - un atteggiamento colposamente attendista pur conoscendo l'esito dell'ultimo intervento chirurgico esplorativo compiuto il 23 novembre.

Il decesso di Convertini avvenne dopo tre giorni e fu causato da choc settico da peritonite. (ANSA)

http://www.ordinemedicipa.it/?act=news&id_news=12377

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ATTUALMENTE SIA IL "Primario" ALESSANDRO BESOZZI CHE IL "Dott."SBLENDORIO INNOCENZO SONO IN SERVIZIO C/O MIULLI DI BARI

http://www.miulli.it/altro/articolo.asp?Tipoarticolo&NomeTabella=DettagliRubriche&ID=31